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«Ho Reggio nel cuore ma era giunta l’ora di una nuova sfida»

di Riccardo Bellelli
«Ho Reggio nel cuore ma era giunta l’ora di una nuova sfida»

Il bilancio del dirigente sui suoi vent’anni in biancorosso «L’Eurochallenge che gioia! Speravo in nuovo palasport»

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REGGIO EMILIA. Dopo 21 anni e tanti successi Alessandro Dalla Salda saluta la Pallacanestro Reggiana per trasferirsi alla vicina Virtus Bologna. La sua è stata davvero una carriera lunga, una vita dedicata al basket dopo che il calcio è stato il suo primo grande amore.

GLI INIZI. Un’avventura iniziata tanto tempo fa grazie a Piero Montecchi come ricorda l’ad: «Eravamo amici, lui era già un professionista ma ci trovavamo a giocare insieme al circolo di equitazione. Io mi ero laureato da poco, amavo il mondo dello sport, mi stavo preparando con dei corsi e lui propose il mio nome al presidente Monducci visto che in Pallacanestro Reggiana stavano facendo dei cambiamenti e servivano figure nuove. Un paio di colloqui, poi entrai all’ufficio stampa anche se iniziai presto a occuparmi di tanti altri aspetti. Un’esperienza importante per per capire come funziona una società. Ricordo che mi svegliavo sempre con grande energia e voglia di fare, come mi succede ancora oggi».

I SUOI PRESIDENTI. « Monducci mi insegnò alcune regole base, come il mettere sempre tutto per iscritto. Cimurri mi ha insegnato il marketing, come raccogliere sponsor, come gestire i contatti esterni. Con lui a volte mi sono scontrato perché ero giovane e scalpitavo, ma sono sempre stati confronti utili. Landi è stato il mio presidente, quello che mi ha dato l’attuale ruolo in società. Mi ricordo che all’inizio lo chiamai per chiedere un suo consiglio per una decisione importante e lui mi rispose “ma se chiedi a me, cosa ti ho nominato a fare?” E’ uno che sa motivare e delegare. Con Paterlini ho vissuto tanti successi e mi ha fatto capire che a volte si è convinti di aver ragione ma non è così. La Ferrarini era in società quando sono entrato e c’è ancora. E’ una grande tifosa della nostra squadra e mi ha insegnato che non bisogna mollare mai».

L’ALLENATORE PREFERITO. «Per distacco dico Max Menetti perché è un vero allenatore aziendalista. Con altri non c’è stato lo stesso feeling. Max ha sempre condiviso le vittorie senza voler fare la prima donna come accade a tanti coach e non si è mai sottratto nei momenti difficili».

I GIOCATORI. «Sicuramente il giocatore a cui sono più legato è Piero Montecchi e lo considero anche un amico. Professionalmente penso a Basile e Cinciarini che hanno dimostrato come i risultati possano andare oltre il talento personale, penso a Carra che giocava col cuore, a Gigli che ha sempre giocato per la squadra senza pensare alle proprie statistiche, a Infante, a Robinson che molti sottovalutavano ma piace a un dirigente perché sai che darà sempre il 110% e ti fa stare tranquillo».

KAUKENAS. «Ha cambiato il nostro modo di fare. Pensavamo di essere bravi, di fare le cose migliori per arrivare alla vittoria, invece lui ci ha spiazzato facendoci capire che ci sbagliavamo e ci ha mostrato la via giusta dando una mentalità nuova all’ambiente. Ci ha insegnato a non accontentarci mai, a lavorare giorno e notte».

DECISIONE DI CUI VA FIERO. «Quella di giocare l’Eurochallenge, anche se tanti avevano dei dubbi o la sottovalutarono all’inizio. L’organizzazione delle finali ci fece notare per la qualità ed entrammo nel mondo Eurolega dalla porta principale. Come società un salto di qualità e in più vincemmo la Coppa”.

LA DELUSIONE. «Non essere riuscito ad avere un nuovo palazzetto. Ci tenevamo molto, avrebbe dato alla società una grande spinta propulsiva».

VITTORIA PIU’ IMPORTANTE. «Quella dell’Eurochallenge che oggi è la Champions e forse solo ora si capisce quanto è stata bella e importante. Aggiungo lo scudetto giovanile del 2003 perché ci fece provare l’ebrezza della vittoria per la prima volta e vidi Stefano Landi davvero felice. Diversi di quei ragazzi poi entrarono nella squadra che venne promossa l’anno dopo».

LE FINALI SCUDETTO. «Nella prima con Sassari sentivo gara dopo gara che mi stavo cucendo lo scudetto addosso, poi mi hanno rovinato il sogno. Avrei voluto vedere un atteggiamento diverso nei momenti finali, ma è andata così. Bravi a vincere subito la Supercoppa. Con Milano invece arrivammo con tanti problemi fisici e non andammo davvero vicino a vincere la serie».

STAGIONE 2010/ 2011. «Fu un’annata davvero devastante. Eravamo morti, la nave imbarcava acqua da tutte le parti, il rischio retrocessione tra i dilettanti era concreto e non sapevamo cosa fare. Dovetti prendere decisioni forti, allontanare tante persone ma fu la scelta giusta, sempre appoggiato dalla società. Fummo coraggiosi e fortunati. Se fossimo retrocessi, non so se l’avrei superata».

ALESSANDRO FROSINI. «Lo prendemmo anche se tanti ci sconsigliavano di farlo perché dicevano che fisicamente era finito. In realtà aveva ancora tanta voglia e fu preziosissimo nello spogliatoio. Mi aiutò con i suoi consigli, conosceva le dinamiche di squadra e capii che poteva avere un futuro come dirigente. Accettò la proposto di ds in una notte».

LO STILE PALL. REGGIANA. «Questa società è diventata grande perché Landi ha saputo dare uno stile imprenditoriale. Si investe prima sull’organizzazione societaria poi sui giocatori. In molti posti succede il contrario, ma solo avendo una società solida e organizzata si può restare a lungo ai vertici”.

IL SOSTITUTO. «Non so cosa farà ora la società, ma di certo non prenderà gente da fuori senza conoscerla bene. Per questo penso ci saranno soluzioni interne, puntando sulle persone fantastiche con cui ho lavorato in questi anni e non parlo solo di Filippo Barozzi».

LANDI. «Mi aspetto che ora scenda in campo in prima persona, motivato dalla nuova situazione e con la voglia di rilanciare e non certo di ridurre l’impegno. Ha dato una mentalità e una gestione aziendale alla società e questo garantisce il futuro. Con me al timone era tranquillo, ora dovrà affiancare e supportare chi prenderà il mio posto”.

LE RAGIONI DELL’ADDIO. «A questo punto della mia carriera credo sia il momento di provare una nuova sfida. Voglio dimostrare di poter ottenere risultati anche lontano da casa. Con la Pallacanestro Reggiana non ho mai avuto problemi, sarei potuto restare, ma è arrivato il momento di fare questo passo».

ALTRE OFFERTE. «Nel tempo ho ricevuto diverse offerte, anche da altri sport, ad esempio dalla Pallavolo Modena anni fa, ma a Reggio mi trovavo bene, avevo ciò che potevo desiderare. Una buona organizzazione, libertà di azione, un buon contratto».

I RINGRAZIAMENTI. «Ringrazio tutti quelli della società che hanno creduto in me. Gli sponsor con cui ho avuto ottimi rapporti, i medici, gli allenatori, Andrea Menozzi che è stato il mio responsabile del settore giovanile fin dall’inizio, le ragazze della società tra cui Diana Basile che lavora con me da vent’anni».

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