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“Squadre b”, cosa rischia la Reggiana

di Andrea Munari
“Squadre b”, cosa rischia la Reggiana

Le società di serie A potranno iscrivere una formazione in C: si preannunciano nuove rivali agguerrite per le realtà locali

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REGGIO EMILIA. Rilanciare il calcio italiano a tutti i livelli. Non partecipare al Mondiale che si svolgerà quest’estate in Russia ha spinto i vertici della Figc a pensare a delle riforme urgenti per riformare l’intero movimento. E farlo partendo “dal basso”, dai giovani e dalle leghe minori per permettere a coloro che dovranno rappresentare il futuro del calcio in Italia di fare esperienza in un campionato vero, al di fuori del settore giovanile che oggi non è più competitivo.

Per ottenere questo obiettivo è stata tracciata una direzione ben precisa, consentire alle società di serie A di avere delle seconde squadre da far giocare in serie C.

Una scelta già fatta diversi anni fa in alcuni dei principali campionati europei e che potrebbe diventare realtà anche in Italia.

Il subcommissario della Figc Alessandro Costacurta ha già annunciato che saranno realtà dalla prossima stagione, mentre il presidente della Serie C Gabriele Gravina vuole attendere il campionato 2019/20. Una diatriba questa che continuerà ad andare avanti ancora per molto tempo perché l’idea di Costacurta è stata da più parti rispedita al mittente. E in questi giorni di attesa di inizio dei playoff l’argomento sta tenendo banco anche a Reggio Emilia.

Tra i principali sostenitori delle squadre B c’è sicuramente William Punghellini, già presidente della Lega Nazionale di serie D e oggi collaboratore della Figc. «Sono convinto che sia la scelta migliore – dice alla Gazzetta di Reggio – in alcuni paesi dell’Europa le squadre B sono già da diversi anni una realtà e hanno aiutato a rilanciare il calcio. Potranno permettere ai giovani di crescere in un campionato competitivo, perché la Primavera non lo è altrettanto».

Per Punghellini è giusta anche la scelta di far disputare il campionato di serie C: «Il livello del campionato è buono e potrebbe permettere ai giovani di crescere, in più le squadre che già disputano questo campionato avrebbero la possibilità di mettere in mostra i propri talenti davanti alle società di serie A». Per far sì che tutto funzioni ci devono essere alcune condizioni: «Se vogliamo rilanciare il calcio italiano dobbiamo far sì che le squadre B siano formate soprattutto da giocatori italiani – conclude William Punghellini – perché se andiamo poi ad imbottirle di stranieri non riusciremo mai a far ripartire tutto il movimento».

Chi invece non fa i salti di gioia in questo momento è Alessandro Barilli, oggi al Sudtirol ed ex presidente della Reggiana oltre che ex membro del consiglio direttivo della Lega Pro: «Credo che si debba valutare bene come strutturare il tutto – ha sottolineato – perché se si inseriscono delle squadre di buon livello che contano anche in termini di classifica si può poi andare a penalizzare le società di serie C». L’ex numero uno granata comunque non boccia totalmente l’idea: «Il discorso sarebbe diverso se questo portasse dei vantaggi ai settori giovanili – ha concluso – riuscendo ad impostare la cosa con logica. Credo però anche che l’idea delle squadre B debba essere inserita in un contesto più ampio di riforme che riguardano tutto il mondo della serie C per salvaguardare i club e che in questo momento forse sono più urgenti».

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