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«Ora bisogna soltanto ringraziarlo»

Sui social tifosi scatenati: «Strano pensare che non ci sarà più lui in panchina»

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REGGIO EMILIA. Un giorno di omaggi, con pochissime eccezioni. L’addio di Max Menetti ha fisiologicamente generato una marea di reazioni da parte dei tifosi biancorossi e, più in generale, di ogni reggiano minimamente appassionato di sport. La lunghissima permanenza e l’enorme visibilità negli anni delle finali scudetto hanno reso l’ormai ex coach un volto notissimo anche per chi segue poco la pallacanestro”

In questi anni i “baskettari” si erano sempre più polarizzati fra chi l’avrebbe voluto a vita a guidare la squadra biancorossa e chi riteneva che il ciclo, pur glorioso, fosse ormai terminato e fosse necessario avere volti nuovi in panchina. Ieri, nel giorno dei saluti, le posizioni si sono mantenute, omogeneizzate però dal tributo rispettoso a chi se ne va dopo un periodo comunque storico.

«Io sono anni che lo dico, per me avremmo dovuto cambiarlo dopo la finale con Milano o al massimo dodici mesi fa. Era la cosa giusta per noi e per lui. Però adesso è giusto solamente dire “grazie”», scrive un tifoso sul proprio profilo Facebook. E i commenti sono sullo stesso tono: «Nell’ultimo anno secondo me non ne aveva più, e lo abbiamo pagato all’inizio. Poi è stato bravissimo a tenere unito il gruppo per la coppa, gli va riconosciuto. Forse avremmo dovuto anticipare di un paio d’anni».

Ma anche per queste persone, il passaggio è pesante da digerire. «Mi sono augurato a lungo che cambiassero, e adesso sono spaesato, è strano che non ci sarà più Max in panchina».

Umore ancora più triste per chi invece lo ha sempre sostenuto: «Adesso voglio che lo trovino un altro allenatore che faccia quello che ha fatto lui. È stato bravo in tutte le situazioni, sia quando dovevamo salvarci in A2 sia quando siamo cresciuti. E questo era ancora più difficile: chi lo avrebbe mai detto che Menetti poteva portare una squadra alla finale scudetto?», si chiede un fan. Inevitabili anche le discussioni sulle singole scelte, sui giocatori cavalcati e su quelli “bocciati”, con tantissime discussioni sulle gestioni dei finali del momento più alto e più doloroso, la finale con Sassari di cui ancora tutti ricordano ogni dettaglio, ogni azione.

«Il rimpianto di non aver mai fatto prendere il tiro della vittoria a Kaukenas in Gara 6 ce l’ho ancora, ma Max poteva farci poco, ad azione in corso», scrive un nostalgico. E qualcuno si toglie un sassolino: «Vediamo chi arriva. Tutti lo criticavano, ma voglio capire se chi arriva ne capisce di più e sa porsi meglio con la città. Secondo me tanti si pentiranno di quello che hanno detto in passato». (a.a.)

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