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Ma ora niente processi e ripartiamo da questi eroi

Ma ora niente processi e ripartiamo da questi eroi

L’assurda eliminazione dei granata al “Franchi” grida davvero vendetta Nessuna accusa ai granata ma soltanto gratitudine a giocatori e tecnici

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REGGIO EMILIA. Certo, adesso brucia. Eccome se brucia. Come l’anno scorso, più dell’anno scorso, la Reggiana è arrivata fino ad accarezzare il cuscino su cui sognare il ritorno al palcoscenico che più si addice a Reggio e alla società granata. E poi niente. Ancora una volta, in questo gioco dell’oca, siamo costretti a rimettere la pedina al punto di partenza. E stavolta non per colpa nostra. Con la voglia di giocare che - inutile negarlo - cala ogni volta un po’, al punto da essere - ora che la botta è calda - ridotta al lumicino. Stavolta c’è puzza di bruciato.

Una cosa però sarebbe oggi imperdonabile.

Sarebbe imperdonabile farsi prendere la mano e inscenare il processo del caso. Perché in questo campionato, in questo film senza lieto fine, i protagonisti non vanno processati ma soltanto applauditi. E lo diciamo mentre c’è chi, tra un dagli all’arbitro e l’altro butta lì le critiche alla formazione iniziale scelta da Eberini, La Rosa e Tedeschi. Non ci accodiamo a questo pullman di tecnici fai da te.

È vero: nel primo tempo la Reggiana è apparsa il monumento alla rinuncia , come se in panchina ci fossero tre Trapattoni messi insieme. Ma questo non ci deve indurre in errore. A differenza di quel che ci toccò vedere lo scorso campionato, quest’anno abbiamo visto sempre dei ragazzi spendersi fino all’ultima goccia di sudore. Almeno da quando alla guida tecnica della squadra sono arrivati i tre allenatori-fatti-in-casa, perché prima, accidenti, ci voleva davvero una corte marziale per chi non stava allenando una squadra che proprio per questo boccheggiava terz’ultima in classifica. Ecco, a coloro che magari adesso che il sogno s’è infranto per l’ennesima volta pensano di crocifiggere i tre allenatori chiediamo di non dimenticare dov’erano Cesarini e compagni quando questi tre son stati chiamati in via Agosti. Non a miracol mostrare, bensì a tentare di farlo, il miracolo: ovvero rianimare una squadra morta, ridarle dignità e forza, lavorare sulle gambe e sul cuore. Ecco, se ci si ferma al risultato sportivo, se si cede al fascino del detto di Nuvolari (“se arrivi uno tutto bene, se arrivi due allora hai perso tempo”), insomma se si imbocca la via più sbrigativa allora sì che non si merita la promozione.

Ma se ci si sforza di non pensare a quel che è accaduto a tempo abbondantemente scaduto allora non si può non riconoscere il lavoro di Eberini, La Rosa e Tedeschi: a loro andrebbe fatto un monumento. E magari un contratto per l’anno prossimo.

massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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