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Altinier: «Nessuna minaccia di morte»

Altinier: «Nessuna minaccia di morte»

Il bomber squalificato otto turni: «Ho perso il controllo ma non dico certe cose»

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REGGIO EMILIA. «Non mi permetterei mai di minacciare di morte una persona perché non fa parte del mio modo di vivere e dei miei valori, chi mi conosce bene lo sa. A testimonianza di ciò, in 17 anni di carriera non ho mai ricevuto sanzioni per proteste o ingiurie nei confronti dei direttori di gara». Il bomber Cristian Altinier, soprannominato “il Duca” per i modi signorili, interviene dopo la maxi squalifica di 8 giornate rimediata dopo la brutta serata di Siena.

«Sicuramente mi prendo le mie responsabilità per la reazione che ho avuto in occasione dell’episodio contestato, ho perso il controllo e ho usato parole forti ma sicuramente non ho mai minacciato il direttore di gara. Non sono il tipo che si lascia andare a certe espressioni. A proposito di questo vorrei chiedere scusa a tutti gli amanti del calcio, perché il messaggio passato, soprattutto ai giovani, non è corretto. A mente fredda quando sai di avere esagerato, è giusto scusarsi perché bisogna insegnare a non perdere mai il controllo anche a seguito di episodi che consideri ingiusti. Mi assumo la responsabilità della squalifica ma non accetto che si dica che ho minacciato di morte una persona. Questo atteggiamento non fa parte della mia persona».

Il provvedimento nei confronti di Altinier è la classica beffa dopo il danno. Ma è tutta la Reggiana ad essere stata stangata. Complessivamente tra giocatori e tesserati sono state comminate 39 giornate di squalifica e 17mila euro di multa.

La società farà ovviamente appello per ridurre le squalifiche comminate.

I margini per togliere un paio di giornate ad Altinier ci sono, ma appare difficile che la squalifica possa essere dimezzata. Un danno per la Reggiana, che dovrà rinunciare per un po’ al suo attaccante più prolifico. Il mantovano in questa stagione ha segnato 13 gol, due dei quali nei playoff al Siena (il 2-1 all’andata e l’1-1 al ritorno). Anche nelle partite dove ha toccato pochi palloni gli è bastato riceverne uno, anche non molto giocabile, per insaccarlo.

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