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Cecchinato: «Penso solamente a sfidare Thiem»

Cecchinato: «Penso solamente a sfidare Thiem»

Tennis: Roland Garros. Domani la semifinale, per i giornali francesi il palermitano è l’uomo del giorno

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PARIGI. «Ceck» sogna e non vuole più svegliarsi. Ci crede, non vuole che il suo Roland Garros sia soltanto l'impresa contro Novak Djokovic. «Pazzesco», «sbalorditivo», i francesi non risparmiano gli aggettivi per incensare l'atleta palermitano, che ha regalato un'altra sorpresa in questo torneo, e il match finora più appassionante. Centinaia erano gli appassionati rimasti martedì fuori dal «Suzanne Lenglen» ma che durante quelle 3 ore e 26 minuti di scambi infiniti fra il campione e lo sfidante numero 72 del mondo si sono accalcati davanti ai megaschermi, con il fiato sospeso. «Da martedì - spiega il 25enne Cecchinato - è un susseguirsi di richieste di interviste, ma io voglio restare concentrato perché il mio Roland Garros non finisce qui». Marco sprizza gioia da tutti i pori ma sembra in grado di tenere la situazione sotto controllo: «Non ho dormito granché», ogni volta che provava a chiudere gli occhi rivedeva quella palla, quel rovescio del 13° punto, il sogno che si avverava. E una pallina «che sembrava non voler mai atterrare». Ieri riposo assoluto: «Penso alla semifinale - assicura - ho ricevuto tantissimi messaggi ma ho potuto rispondere solo ai familiari. Quando finisce Parigi rispondo a tutti». E pensa subito a tranquillizzare la sua ragazza: «Sono fidanzato, a Gaia ho detto stai tranquilla è tutto come prima». Domani, contro l'austriaco Dominic Thiem, che ha battuto Nadal due volte nelle ultime due stagioni sulla terra rossa, «voglio provarci con tutte le mie forze», promette. Nel 2014 Marco perse contro di lui nelle qualificazioni a Doha, ma l'anno prima lo aveva battuto a Modena. «Ricordo quel match, ma qui il contesto è ben diverso». I francesi lo assediano, vogliono sapere tutto del siciliano che voleva diventare calciatore, che tifava per il Pallone d'Oro Kakà e che lasciò il sole e il mare di Palermo per trasferirsi nella nebbia e nel freddo, nel «profondo nord» di Caldaro, la crescita sotto la guida di Sartori e Seppi. Il resto è storia recente, che Marco vorrebbe continuare a scrivere domani e magari domenica in finale: «La purezza del suo gioco lo merita», scrive L'Equipe.

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