Rino Incerti boccia i tre gironi «Formula incomprensibile»
CASTELNOVO MONTI. Il primo tempo in piedi, attaccato alla rete di recinzione dietro la porta. Nella ripresa seduto, sempre attento alle azioni e al commento a caldo con gli amici. Rino Incerti...
CASTELNOVO MONTI. Il primo tempo in piedi, attaccato alla rete di recinzione dietro la porta. Nella ripresa seduto, sempre attento alle azioni e al commento a caldo con gli amici. Rino Incerti – vincitore di tre Tornei della Montagna (uno da calciatore, al Cortogno nel 1980 e due da allenatore del Leguigno, nel ’92 e nel 2012) – ha vissuto dopo trent’anni in panchina il primo “Montagna” da spettatore. E lo spettacolo è stata la sconfitta del suo Leguigno contro i campioni del Gatta.
Mister, analizziamo la prima giornata di questa edizione del Montagna?
«La sorpresa in positivo è la vittoria del Casina dopo una rimonta incredibile in casa del Villa Minozzo, un campo storicamente ostico. Un’altra sorpresa è la vittoria della Querciolese a Valestra, anche loro in rimonta, a conferma che il nostro girone sarà molto equilibrato».
Vostro malgrado si conferma anche il Gatta…
«Eh, il Gatta è una squadra davvero scomoda, una squadra di marpioni».
Qualche merito il Gatta l’avrà pur avuto.
«Hanno giocato benissimo e hanno meritato il vantaggio. Nel secondo tempo, forti del raddoppio si sono messi a controllare la partita e non c’è stato più niente da fare».
Il suo Leguigno invece deve ripartire dal secondo tempo.
«L’unica attenuante per un primo tempo così è che molti ragazzi giocavano per la prima volta insieme. Mancava Rabotti e il nostro assetto tattico ne ha risentito. Nella ripresa abbiamo giocato meglio».
Che effetto fa guardare il Leguigno dall’altra parte della recinzione?
«Sono onesto, è una cosa emozionante e allo stesso tempo il campo mi manca tremendamente. Tuttavia ho dato le dimissioni perché voglio il ricambio generazionale».
Le piace la formula a tre gironi di questa edizione?
«Non mi convince. Si gioca poco in casa e i gironi a cinque obbligano le squadre a stare troppo ferme. E’ una formula penalizzante per tutti e bisogna capire il vero obiettivo del Torneo della Montagna. Si tengono fermi degli esterni per tre settimane… è quasi impossibile a questi livelli. E poi gli iscritti sono sempre meno».
Qualche idea da lanciare?
«Sono d’accordo con l’amico Arturo (Borghi, intervistato domenica dalla Gazzetta, ndr), anziché portare cinque esterni, metterne tre e far giocare qualche locale in più».
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