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il camp dei blancos a san polo 

Due baby ora sognano il Real Madrid

Due baby ora sognano il Real Madrid

Alex, 12 anni, ed Eros, 13, selezionati per un altro provino a Torino

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SAN POLO. Quasi 80 bambini, precisamente 76, una tribuna gremita e soprattutto tanti sorrisi e tanti sogni nei cinque giorni indimenticabili vissuti dai ragazzi che hanno aderito al clinic del Real Madrid a San Polo d’Enza, organizzato dal Bibbiano San Polo. Al termine del clinic , i tecnici del Real Madrid hanno consegnato a tutti i ragazzi l’attestato di partecipazione con la valutazione finale effettuata attraverso lo studio dei dati forniti da cip inseriti nelle casacche e nei palloni, con un preciso quadro di ogni atleta. Alla cerimonia ha preso parte anche il sindaco di San Polo Franco Palù. Tra i 76 allievi due giovanissimi calciatori accederanno a un altro stage che si terrà a Torino in una struttura della Fundacion Real Madrid assieme ad altri 70 ragazzi provenienti dai vari clinic delle Merengues che si sono svolti in tutta Italia. Da questo ulteriore stage i tecnici sceglieranno almeno un paio di calciatori che voleranno a Madrid per partecipare a un torneo che si terrà al Santiago Bernabeu, con tutti i giovani selezionati nei Camp che la Fundacion ha tenuto in questi mesi in tutta Europa. A “vincere” il camp sampolese sono stati Alex Benetti, 12 anni, giocatore dell’Us Montecchio ed Eros Harmah Ismeal, 13 anni, un gioiellino dell’Fc Sesso.

Un premio speciale, il “Best Team Player”, è stato assegnato ad un altro giovanissimo calciatore, Andrea Riccio Peluso del Progetto Aurora, per aver mostrato enorme equilibrio e la massima generosità nell’aiutare tutti i compagni. Grande felicità anche per una giovanissima calciatrice, Nicole, che si è aggiudicata la maglia originale di Cristiano Ronaldo, estratta a sorte. «Questo campus è stata un’esperienza meravigliosa – ha spiegato Gianni Del Rio, direttore generale del Bibbiano San Polo – Sia per l’entusiasmo dei ragazzi che hanno partecipato sia per la professionalità dello staff del Real Madrid. I tecnici spagnoli sono molto preparati ma nello stesso tempo molto umili e si comportavano come se ci conoscessimo da sempre. Ed è l’effetto che fa lo sport, quello di avvicinare le persone anche se non si conoscono. Il campus è piaciuto talmente tanto che tutti ci hanno chiesto di ripeterlo».



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