I licenziati da Alicia scrivono al sindaco «Noi non siamo dipendenti di serie B»
La rabbia degli epurati: «Nessuno ci ha mai incontrati» Vecchi replica: «Niente discriminazioni, io sono con voi»
REGGIO EMILIA. Come era ampliamente prevedibile è arrivato anche il giorno del tutti contro tutti o, se preferite, della guerra tra poveri. Tra dipendenti licenziati all’americana e dipendenti lasciati soli nella più nera delle incertezze. Così mentre ieri ha ripreso ad animarsi l’area di via Mogadiscio, con il Ds Giuseppe Magalini e lo sponsor Giuseppe Fico che si aggiravano dalle parti di Villa Granata, con Lady Piazza e la sua amica Dina Arnott, attrice e moglie del giocatore di hockey Jason Arnott, si sono fatti pubblicamente avanti - con una lettera - i dipendenti licenziati dal tornado Alicia l’estate scorsa.
FERITA APERTA . La loro è una delle ferite aperte dalla gestione Piazza. Per Alicia e Mike, da un anno a questa parte sono una spina nel fianco e questo per via di cause e vertenze legali che gli ex dipendenti della Reggiana hanno con gli attuali proprietari che un anno fa li hanno licenziati tutti senza troppi complimenti.
A dare la stura al loro j’accuse la notizia che, domani il sindaco di Reggio Luca Vecchi incontrerà i dipendenti rimasti di Ac Reggiana 1919. «Abbiamo appreso con grande stupore dai quotidiani locali che l'Amministrazione Comunale nella giornata di venerdì, convocherà gli attuali dipendenti di Ac Reggiana 1919 per un colloquio vista la difficile situazione in cui versa il principale club calcistico della nostra Città. Ci chiediamo a questo punto - dice la lettera - se per il Comune di Reggio Emilia, esistano lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Constatiamo con grande rammarico che ci sono appunto lavoratori di “serie A” che hanno la fortuna e il privilegio di poter essere ricevuti dalla massima autorità cittadina-rappresentante di tutti i Reggiani-e ci sono altri Reggiani, professionisti, lavoratori, disoccupati di “serie B” che hanno lavorato anch'essi per AC Reggiana nella stagione precedente e che non hanno avuto questo onore. Siamo stati licenziati senza alcuna motivazione in 5 minuti, abbiamo subito insulti diffamatori da parte della proprietà e siamo stati vittima di inaccettabili illazioni e offese sui social network da parte di “tifosi” nel silenzio generale della Città e della Amministrazione stessa che si è limitata a fare qualche flebile dichiarazione in tv senza prendere le distanze da questi vili e deprecabili comportamenti».
La lettera è firmata dall’ex responsabile scouting Alberto Bertolini, dall’ex addetto stampa Nicola Bonafini, dall’ex addetta alla biglietteria Barbara Caramaschi, dai tecnci Giacomo Ferretti, Massimo Montechiesi oltre alla ex segretaria storica della società granata Monica Torreggiani.
IL GIALLO DELLE FIRME. Tra loro ci sono coloro che hanno già visti riconosciuti i loro diritti davanti al giudice del lavoro. E proprio una di queste persone, Barbara Caramaschi, ieri in serata ha chiamato in Gazzetta per dire di non aver mai autorizzato alcuno a mettere la sua firma in calce alla nota «di cui - ci ha detto - non condivido i contenuti. Con la proprietà della Reggiana - ha spiegato - ho raggiunto un accordo e della Reggiana non voglio più sentir parlare».
Nelle sue parole c’è anche la spiegazione di come sarebbero andate le cose. «Sono stata contattata da Montechiesi a cui ho detto però che questa iniziativa mi sembrava sbagliata, che dovevamo aspettare e che comunque la mia firma non l’avrei messa in fondo a quel comunicato». Invece la sua firma c’era e così l’esigenza di dissociarsi.
VECCHI REPLICA. Sempre in serata ha replicato anche il sindaco Luca Vecchi: «In questi giorni - ha spiegato Vecchi - ho scelto di dedicare tutto il mio tempo ad un impegno per la reggiana con spirito di massima collaborazione e senza mai cedere a nessuna tentazione polemica. Nella mia sensibilità non esistono dipendenti di serie A e dipendenti di serie B. Semplicemente gli attuali dipendenti hanno chiesto un incontro partendo dalla preoccupazione per la situazione della società e per la loro condizione lavorativa. Mi è sembrato un gesto di educazione rendersi disponibile ad ascoltare e incontrarli. Quanto ai licenziamenti dello scorso anno ho espresso pubblicamente il mio giudizio e non ho ricevuto richieste di incontro». Poi Vecchi conclude: «Chiunque si farà carico di provare a dare un futuro alla Reggiana mi auguro abbia consapevolezza del valore del capitale umano che tanto oggi come in passato e stato dedicato con il proprio lavoro con passione e professionalità per la Reggiana». —
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