Entusiasta il team tedesco di judo «Si mescolano culture diverse»
Stefan Roloff, l’allenatore della delegazione straniera, racconta l’euforia dei ragazzi che condividono l’esperienza con i coetanei
REGGIO EMILIA. Una sala al piano interrato del Pala Bigi è stata dedicata agli allenamenti dei ragazzi che ai Giochi del Tricolore affrontano la specialità dello judo.
«Fra i nostri ragazzi, tutti fra 12 e 15 anni – commenta l’allenatore del team tedesco di judo, Stefan Roloff – c’è un campione del mondo, ma tutti questi ragazzi hanno cominciato lo sport nella propria scuola».
I ragazzi sono ovviamente entusiasti di questa esperienza: «La mentalità che hanno trovato qua a Reggio è molto più aperta rispetto a quella che lasciano a casa, essere qua dà loro un forte senso di libertà. Devo ammettere – continua il maestro – che la condivisione di questo tipo di esperienza con ragazzi di così tante nazioni diverse li sta arricchendo, infatti interagiscono molto tra di loro e hanno già fatto diverse amicizie con ragazzi di diverse provenienze. Anzi, si lamentano un poco perché non c’è molto tempo di giorno per la vita sociale e mancano luoghi d’incontro dove poter interagire anche con altre nazionalità, oltre a quelle dei ragazzi italiani e spagnoli con cui condividono le stanze per il sonno».
Lo scopo dei Giochi del Tricolore, in effetti, è quello di promuovere, attraverso lo sport, l’inclusione sociale per sostenere l’amicizia, la solidarietà tra i popoli e la conoscenza di nuove e diverse culture.
Gli allenamenti di judo vengono affrontati con la collaborazione delle società del territorio, come Equipe Emilia Judo che nasce tre anni fa: «Siamo orgogliosi di essere cresciuti di numero da quando abbiamo cominciato, siamo passati da sette a settanta atleti – dice Andrea Aldini, il direttore tecnico – ma soprattutto siamo contenti di ospitare tra le nostre file ventisette ragazzi stranieri di quattordici paesi differenti, fra i quali Albania, Moldavia e Marocco. Per questa ragione ogni occasione, come questa dei Giochi, è un’opportunità per dare risposte concrete ai problemi di razzismo e discriminazione, perché, come si può vedere, lo sport unisce».
Il ragazzo che sta allenando i ragazzi tedeschi e italiani, Igli Ramos Acaj, spiega: «Sono di origini albanesi, ma vivo a Reggio da dodici anni e mi sono avvicinato al Judo durante le scuole superiori, adesso mi sto preparando per le qualificazioni di Tokio 2020». —
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