«Mi piange il cuore vedere il Montagna con sole 15 squadre»
LA STORIA REGGIO EMILIA Fare l’arbitro nel mondo del calcio non è facile. Troppo spesso l’operato dei direttori di gara viene messo sotto la lente d’ingrandimento e le polemiche e gli attacchi...
LA STORIA
REGGIO EMILIA
Fare l’arbitro nel mondo del calcio non è facile. Troppo spesso l’operato dei direttori di gara viene messo sotto la lente d’ingrandimento e le polemiche e gli attacchi diventano quasi all’ordine del giorno.
In altri sport come il basket, il volley o il rugby, per citarne in esempio qualcuno, ci sono le proteste ma solitamente con la fine delle partite termina tutto. Nel calcio no. E allora cosa spinge una persona a fare l’arbitro di calcio?
«Logicamente ognuno parla per sé e per quello che mi riguarda ho scelto di fare l’arbitro perché volevo cercare di portare in campo il mio stile di vita e il mio modo di pensare».
LA FIGURA
Giancarlo Conti ex giocatore dilettante che ha militato in Seconda e Terza Categoria e nel 2000 decise di iniziare a fare l’arbitro per il Csi. «Vidi un annuncio sul giornale – spiega – dove si parlava di un corso per arbitri organizzato dal Csi, lo frequentai per spostarmi dall’altra parte della barricata e diventare arbitro. Nello Csi sono rimasto dal 2000 al 2017. Sono stati anni bellissimi che non dimenticherò mai. Ho conosciuto persone che sono poi diventate amici che tuttora frequento. Poi da quest’anno sono entrato a far parte dell’Uisp e arbitro le partite da loro gestite. Ho cambiato perché avevo bisogno di fare nuove esperienze e di conoscere persone nuove. Mi trovo bene con loro. All’Uisp ho trovato un ambiente positivo, preparato e persone che meritano di essere conosciute. Non si pensi però che sia stato facile lasciare il Csi e soprattutto Luciano Prandi con il quale ho un rapporto fraterno. Lui adesso va al Montagna e vedrò di andarci pure io, è sempre una gran bella manifestazione».
IL MONTAGNA
Torneo che il fischietto reggiano ha diretto diverse volte. «Una finale, Borzanese-Leguigno, come arbitro centrale, due da assistente e due semifinali». Ma in totale quante partite? «In 18 anni ho diretto, fatto da assistente o da quarto uomo e a ben 2.574 gare. E per gare intento tornei, finali, campionati provinciali sia Csi sia Uisp. L’ultima è stata la finale amatori Eccellenza B a Bagnolo fra Salvaranese e Masone. La partita più emozionante è stata sicuramente la finale del Montagna. Di finali fra tornei e varie ne ho arbitrate tante ma quella del Montagna è un’emozione unica. Quella da dimenticare? La semifinale di ritorno sempre del Montagna fra Cervarezza e Cavola. Partita diretta in modo disastroso. Con il senno di poi avrei fatto meglio. Di positivo c’è che dopo 15 anni ho rivisto Bucci e ci siamo riappacificati. Non condivido la nuova formula del Montagna, credo non sia molto adatta. Poi vedere il Montagna ridotto a quindici squadre fa male al cuore. Questa è una kermesse longeva ma soprattutto una bella manifestazione, conosciuta a livello nazionale che deve essere però modernizzata altrimenti rischia di sparire». —
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