«Quelle domeniche al Mirabello emozioni che non spariranno»
IL RICORDOMirco NasiRicordo ancora quando da bambino andavo al Mirabello assieme a mio fratello e a mio padre...e non so perché, ma ricordo soprattutto le partite in inverno: mi svegliavo dopo aver...
IL RICORDO
Mirco Nasi
Ricordo ancora quando da bambino andavo al Mirabello assieme a mio fratello e a mio padre...e non so perché, ma ricordo soprattutto le partite in inverno: mi svegliavo dopo aver dormito a fatica, carico di aspettative, di quella fiducia nel poter far risultato con chiunque, ma anche di quella tremenda paura di poter perdere persino contro l’ultima in classifica. Dopo gli immancabili cappelletti in brodo del pranzo domenicale, mangiati con lo stomaco un po’ chiuso per la tensione, mi coprivo con maglione, giacca, guanti, cappello e il “sempre sia lodato” pigiama sotto ai jeans e, insieme, si pedalava verso lo stadio, con il cuscinetto granata nel cestino della bici per ripararsi dai seggiolini dei distinti, che erano sempre ghiacciati. Ai cancelli d’ingresso, non potevamo mancare l’ultimo numero di “Forza Reggiana” e finalmente, saliti pochi gradini, arrivavamo a vedere il campo; raggiungevamo i nostri posti cercando di non inciampare nei piedi di chi era già seduto e, una volta “accomodati”, si iniziavano le chiacchiere e i commenti coi vicini, rigorosamente gli stessi, perché non si poteva non essere abbonati. Dalla nostra posizione, guardavamo gli spalti riempirsi e ci divertivamo a contare quanti spettatori si appollaiavano ogni volta sui balconi dei condomini dietro alla curva sud; la tensione saliva man mano si avvicinava il fischio di inizio e la partita volava via quasi in uno stato di trance, tra gli “oooh” delle occasioni fallite, i salti per i goal segnati e la delusione per quelli subiti, sempre ridacchiando per le parolacce e le imprecazioni che tutti urlavano e che papà sperava non sentissi, nonostante fosse spesso lui il primo a inveire. Che si vincesse o perdesse, si tornava a casa con umori ben diversi, ma sempre con la cioccolata calda di mamma ad aspettarci, non vedendo l'ora di rivivere tutto una o due settimane più tardi. Quelle erano le nostre domeniche e le ricordo come fosse ieri, con la gioia e le emozioni che solo i bambini sanno vivere così intensamente. Quell'età magica non c'è più e adesso ci hanno tolto anche la Reggiana, ma quelle sensazioni rimarranno per sempre e spero di poterle trasmettere a chi le porterà per tutta la vita, come ho fatto io. —
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