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Genevier: "Se ci fossero le condizioni resterei alla Reggiana in D"

Genevier: "Se ci fossero le condizioni resterei alla Reggiana in D"

Il capitano granata: "Le vacanze a Miami? Piazza non voleva parlare della squadra"

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REGGIO EMILIA. Se ci fossero le possibilità resterebbe volentieri a Reggio Emilia. Gael Genevier, capitano della Reggiana nella scorsa stagione rompe il silenzio in un'intervista alla Gazzetta di Reggio, dove spiega tra l'altro perché non è intervenuto fino ad ora: "Avrei solo aggiunto confusione".

Gael Genevier, come si sente dopo la non iscrizione della Reggiana in C?
“Sicuramente non bene. Perché si pensava ci fossero i presupposti per fare qualcosa di importante la stagione successiva, mi ero anche sbilanciato al Mirabello sul futuro…”

Era stato l’unico, in verità…
“Dopo Siena era difficile guardare oltre al presente. E’ stato qualcosa di assurdo, ma ho voluto sbilanciarmi per far voltare pagina a me stesso e anche a Mike (Piazza, ndc), per guardare in avanti, per fare qualcosa di speciale nell’anno del centenario, all’opposto di quello che è successo negli ultimi giorni”.

Quindi al Mirabello non aveva “annusato” aria di dismissioni da parte dei Piazza?
“C’era delusione fortissima da parte di tutti, dal primo all’ultimo. L’abbiamo capito dopo che quella sconfitta era la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. E’ stata una disfatta per la società, non solo una sconfitta”.

Spieghi meglio…
“Inutile girarci intorno, conosco il presidente e conosco i suoi princìpi. Ci è rimasto male per il lavoro fatto fin lì. Ha visto in questa situazione il male voluto dal sistema calcio, quindi questa cosa ha scatenato diversi pensieri. Lo stesso Mike è stato freddo nei nostri confronti al Mirabello perché amareggiato da tutto”.

Mollare così, tuttavia, significa buttare alle ortiche milioni di investimenti. Il fallimento era l’unica strada?
“Da un punto di vista aziendale, decidere di fermare le perdite da un giorno all’altro non so se sia stata la scelta migliore. Sono scelte personali, dopo che hanno perso tanti soldi…”.

Poteva aspettare e intavolare un passaggio con più tempo?
“Credo che i mal di pancia fossero iniziati ben prima. Si sono lamentati nella conferenza stampa di marzo, quando Mike sbattè i pugni sul tavolo per il discorso dello stadio. I segnali c’erano anche prima. Il passo successivo di chiudere i rubinetti ha dato non tanto tempo, è vero, ma le lamentele c’erano anche prima. La tempistica è stata non perfetta”.

Mike prese la Reggiana dopo tre mesi di due diligence.
“Non so se con quei tempi ci fosse stato comunque qualcuno disposto a comprare la società. Loro avevano già deciso di non spendere più così tanto. Potevano gestire meglio i tempi, ma hanno buttato via anche tanti soldi non nel modo giusto, almeno i risultati parlano in questo senso. Sono stati consigliati male, hanno cercato di rimediare il secondo anno ma non ci sono riusciti, altrimenti staremmo parlando di altro. Mike ha comunque speso tanti soldi, non gli si può imputare niente in questo senso”.

Però la storia dirà che Piazza ha fatto fallire la Reggiana.
“Eh, certo”.

I tifosi hanno portato i Piazza su un palmo di mano e poi hanno visto questa fine. Le vittime sono loro?
“Le vittime sono tutti quelli che ruotano attorno alla Reggiana. I tifosi per primi, perché sono reggiani e portano la reggianità nel cuore. Ma anche i giocatori, in fin dei conti, hanno perso il posto di lavoro. E diversi di noi, oltretutto, erano legati affettivamente alla Reggiana, perché questa piazza regala ai giocatori qualcosa di raro in serie C”.

Gael, lei è stato ritratto in vacanza con la famiglia Piazza prima del disastro. In molti si sono chiesti se lei sapesse già tutto.
“Nell’ultimo mese sono stato distaccato e silenzioso perché non ho voluto comunicare niente dopo la gara col Siena. Mi sono sforzato al Mirabello, ho fatto un discorso sincero e prima ho chiesto agli avvocati cosa potevo e cosa non potevo dire in questo senso”.

E le vacanze a Miami? L’incontro con Piazza?
“Le vacanze a Miami erano fissate da novembre, quando prenotai lui nemmeno doveva esserci. Ci siamo incontrati perché al di là del rapporto capitano-presidente, tra di noi è nata stima reciproca e amicizia. Se abbiamo parlato di Reggiana? Impossibile dire di no. Però Mike non ne aveva voglia. Non si apriva, so che cercava di muovere qualcosa a Reggio”.

Molti si aspettavano qualche parola dal capitano…
“Non me la sentivo di alimentare una confusione mediatica in corso senza avere nulla da dire. Avrei aggiunto confusione a confusione. Il mio silenzio non era malizioso, anzi leggendo i giornali e internet non mi sembrava il caso di creare caos, a maggior ragione non avendo nulla di concreto da dire. In primis l’incontro con Mike era per salutare una persona che stimo”.

Per cosa lo stima?
“Ho incontrato un presidente che ha cercato, con la sua famiglia, di fare il meglio per la società e per la squadra. La collaborazione tra me e lui, al di là del fatto che parlo inglese, era sempre in funzione del bene della squadra, al di là di come sia finita. Capisco che non sia piaciuto il mio silenzio, lo ripeto, ma avrei alimentato in maniera negativa questa confusione. Ho scritto un post su Instagram solo due giorni fa. Se devo dirla tutta…”

Prego.
“Mi stavo preparando per andare in ritiro con gli svincolati. C’era il posto per me, ma quando sui giornali ho letto che c’era qualche speranza per continuare in C, ho voluto aspettare e avvisare per rispetto di qualche altro giocatore libero a cui avrei preso il posto. Vedevo uno spiraglio per iscrivere la squadra”.

Quindi non si aspettava questa fine?
“Al di là di quello che si possa pensare, non ero al corrente di moltissime cose. Ripeto, capisco i tifosi che mi hanno visto a casa di Mike e che potevo avere qualcosa da dire, ma per quel che sapevo, cioè poco, non mi sento di aver sbagliato”.

Lei ha 36 anni, esattamente come Lucarelli quando il Parma ripartì dalla serie D. Ricomincerebbe una stagione nei dilettanti con la maglia della Reggiana?
“A 36 anni mi ritrovo senza squadra e sarà più complicato trovarne una. Sono rimasto spiazzato da questa situazione. Rimanere a Reggio non sarebbe una seconda scelta: fin da quando sono arrivato ho cercato di fare il bene della Reggiana e di avere un senso di appartenenza nella città, pur essendo straniero”.

L’hanno mandata a insegnare la reggianità nelle scuole…
“Certo! Sono legato a Reggio Emilia per quello che mi ha dato. Non ho parlato per un mese, è vero, ma sono l’unico che si è sbilanciato per il futuro del club. Sono legato a Reggio, se ci fossero le condizioni e la possibilità mi fermerei più che volentieri”.

Quindi la volontà di ripartire dalla Reggiana in D da parte sua c’è?
”Certo. Però non so quale società nascerà. Io credo che la Reggiana, per la storia che ha e per la città che rappresenta, deve avere un progetto forte, un’idea forte e un obiettivo altrettanto forte. Altrimenti sarebbe inutile ripartire: Reggio Emilia non si può permettere una serie D “normale”.

Pone condizioni?
“E’ l’anno del centenario: chi deve ripartire deve farlo con un certo tipo di programma”.

C’è pochissimo tempo per programmare.
“E’ vero, ma siete a Reggio Emilia! Sono convinto che sia giusto ripartire, ma è doveroso che chi arriva abbia le idee ben chiare, non solo per ripartire, ma per farlo in maniera forte”.

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