Capitan Gael Genevier «Restare alla Reggiana? Se ci sono le condizioni più che volentieri»
L’INTERVISTA REGGIO EMILIA «Non me la sentivo di alimentare una confusione mediatica in corso senza avere nulla da dire. Avrei aggiunto confusione a confusione. Il mio silenzio non era malizioso,...
L’INTERVISTA
REGGIO EMILIA
«Non me la sentivo di alimentare una confusione mediatica in corso senza avere nulla da dire. Avrei aggiunto confusione a confusione. Il mio silenzio non era malizioso, anzi». Il capito della Reggiana Gael Genevier replica a chi si è chiesto le ragioni del suo silenzio.
Genevier, come si sente dopo la non iscrizione ?
«Non bene. Perché si pensava ci fossero i presupposti per fare qualcosa di importante la stagione successiva, mi ero anche sbilanciato al Mirabello sul futuro.»
Era stato l’unico.
«Dopo Siena era difficile guardare oltre al presente. È stato qualcosa di assurdo, ma ho voluto sbilanciarmi per far voltare pagina a me stesso e anche a Mike, per guardare in avanti, per fare qualcosa di speciale nell’anno del centenario, all’opposto di quello che è successo negli ultimi giorni».
Quindi al Mirabello non ha annusato aria di dismissioni da parte dei Piazza?
«C’era delusione fortissima da parte di tutti, dal primo all’ultimo. L’abbiamo capito dopo che quella sconfitta era la goccia che aveva fatto traboccare il vaso».
Spieghi meglio.
«Inutile girarci intorno, conosco il presidente e conosco i suoi princìpi. Ci è rimasto male per il lavoro fatto fin lì. Ha visto in questa situazione il male voluto dal sistema calcio, quindi questa cosa ha scatenato diversi pensieri».
Mollare così, tuttavia, significa buttare alle ortiche milioni di investimenti. Il fallimento unica strada?
«Da un punto di vista aziendale decidere di fermare le perdite da un giorno all’altro non so se sia stata la scelta migliore. Sono scelte personali, dopo che hanno perso tanti soldi».
Poteva aspettare e intavolare un passaggio con più tempo?
«Credo che i mal di pancia fossero iniziati ben prima. Si sono lamentati nella conferenza stampa di marzo, quando Mike sbattè i pugni sul tavolo per lo stadio. I segnali c’erano già, anche se chiudere i rubinetti così non ha dato tempo».
Mike prese la Reggiana dopo tre mesi di due diligence.
«Non so se con quei tempi ci fosse stato comunque qualcuno disposto a comprare la società. Loro avevano già deciso di non spendere più così tanto. Potevano gestire meglio i tempi, ma hanno buttato via anche tanti soldi non nel modo giusto, almeno i risultati parlano in questo senso».
Però la storia dirà che Piazza ha fatto fallire la Reggiana.
«Eh, certo».
I tifosi hanno portato i Piazza su un palmo di mano e poi hanno visto questa fine. Le vittime sono loro?
«Le vittime sono tutti quelli che ruotano attorno alla Reggiana. I tifosi per primi, perché sono reggiani e portano la reggianità nel cuore. Ma anche i giocatori, in fin dei conti, hanno perso il posto di lavoro. E diversi di noi, oltretutto, erano legati affettivamente alla Reggiana».
Gael, lei è stato ritratto in vacanza con Mike prima del disastro. Molti si sono chiesti se lei sapesse già tutto.
«Le vacanze a Miami erano fissate da novembre, quando prenotai lui nemmeno doveva esserci. Ci siamo incontrati perché al di là del rapporto capitano-presidente, tra di noi è nata stima reciproca. Se abbiamo parlato di Reggiana? Impossibile dire di no. Però Mike non ne aveva voglia, so che cercava di muovere qualcosa a Reggio».
Quindi non si aspettava questa fine?
«Al di là di quello che si possa pensare, non ero al corrente di moltissime cose. Capisco i tifosi che mi hanno visto a casa di Mike pensando che potevo avere qualcosa da dire, ma per quel che sapevo, cioè poco, non mi sento di aver sbagliato».
Lei ha 36 anni, esattamente come Lucarelli quando il Parma ripartì dalla serie D. Ricomincerebbe una stagione nei dilettanti con la maglia della Reggiana?
«Sono rimasto spiazzato. Rimanere a Reggio non sarebbe una seconda scelta: fin da quando sono arrivato ho cercato di fare il bene della Reggiana. Se ci fossero le condizioni e la possibilità mi fermerei più che volentieri».
Quindi la volontà di ripartire da parte sua c’è?
«Certo. Però non so quale società nascerà. Io credo che la Reggiana, per la storia che ha e per la città che rappresenta, deve avere un progetto forte, un’idea e un obiettivo altrettanto forti. Altrimenti è inutile ripartire: Reggio non si può permettere una serie D “normale”». —
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