Mario Ghiacci vuole riportare in alto Trieste: «Il progetto più bello della mia carriera»
L’ex della Pallacanestro Reggiana spiega anche la scelta di rinunciare a Mussini: «In A i giocatori italiani sono danneggiati»
REGGIO EMILIA. L’ultima grande avventura in una città che vive di basket. Continua a battere per la pallacanestro il cuore di Mario Ghiacci, grande traghettatore dell’Alma Trieste tornata in A1 dopo anni di sofferenze. L’ex giocatore e dirigente reggiano è da cinque stagioni il general manager triestino e in questa stagione tornerà ad affrontare anche la sua Pallacanestro Reggiana. L’obiettivo è dare stabilità ai massimi livelli a Trieste prima di passare la mano, giura: «Confermo che questa a Trieste sarà la mia ultima esperienza da dirigente di basket, dopo voglio dedicarmi alle vacanze, che non riesco mai a fare. Ho mia figlia all’estero da andare a trovare più spesso», sorride. Per adesso però è impegnatissimo con Trieste e con le soddisfazioni ottenute in questi anni.
Come mai è tornato a Trieste?
«Avevo lavorato lì dal 2001 al 2003, quando iniziai la carriera da dirigente. Quello che all’epoca era il mio presidente era invece sindaco quando mi hanno richiamato. Il sistema del basket triestino era in crisi».
E poi?
«Mi hanno chiesto di ripartire, c’è stato grande entusiasmo ma abbiamo avuto anche tante difficoltà sino all’ingresso di Alma e del procuratore Gianluca Mauro. Mi “accusa” sempre di averlo fatto “innamorare del basket”».
Subito sarà stata dura, ma ora può sorridere, no?
«Sì, Trieste è una città che amo e a cui sono legato, mi ha dato tante soddisfazioni. Senza falsa modestia questo è il più bel progetto sportivo della mia carriera, pensando da dove siamo partiti e dove siamo arrivati».
Una città ai vostri piedi?
«Per le finali di A2, in 24 ore abbiamo venduto 14mila biglietti, un risultato straordinario per un palazzo da 7mila come abbiamo noi».
Ora il grande salto. Siete pronti?
«Sarà un anno molto tosto. La nostra società è già strutturata bene, ma dobbiamo adeguarci. In questi anni di mia assenza la serie A ha fatto un grande salto di qualità verso l’alto. Penso alla Lega, ai discorsi finanziari e professionistici, dovremo adattarci alla svelta al nuovo mondo».
E in campo il livello è molto diverso.
«La serie A è un altro campionato, ho avvisato tutti. Qui perdi una partita che non dovevi perdere e poi ti trovi in fila Milano, Venezia ed Avellino: diventa dura. In A2 magari dopo un inciampo avevi subito partite per poter recuperare».
L’A2 l’avete vinta in carrozza o quasi. Con un reggiano a bordo, Mussini. Quanto vi ha aiutato?
«Mussini è stato fondamentale, senza di lui sarebbe stato difficilissimo vincere il campionato, è stato un grande valore aggiunto».
Addirittura?
«Sì. Quando è arrivato eravamo anche senza Fernandez. Federico si è inserito benissimo, con grande impegno e grandi risultati, perché ha giocato benissimo, ed è stato un grande professionista».
Come mai l’addio?
«Purtroppo in serie A vengono penalizzati i giocatori italiani, noi abbiamo già Fernandez in quel ruolo e Federico rischiava di venire e doversela giocare come secondo cambio. Non era giusto per lui».
Il rientro a Reggio come lo vede?
«Mi auguro che venga accolto a braccia aperte, se lo merita. È un grandissimo ragazzo, mi auguro sia il suo anno, magari non quando gioca con Trieste, ma nelle altre gare sì».
Un ex reggiano va e due ex reggiani arrivano, Strautins e Chris Wright. Operazione rilancio per il lettone?
«L’anno scorso con Janelidze abbiamo fatto una manovra simile. A mio parere Strautins ha perso qualche treno, nella sua covata è quello che ha avuto meno soddisfazioni, da noi verrà a fare il cambio del 3 e credo sia una grande opportunità per lui e per noi».
E Wright?
«È un giocatore orgoglioso, che voi avete conosciuto bene. Noi cercheremo di avere grande spirito, di avere giocatori motivati. Abbiamo preso Sanders per questo. E Peric, la ciliegina: dopo 5 anni a Venezia voleva ricostruire un percorso simile, per un croato Trieste è anche molto comoda logisticamente».
Siete a posto?
«Ci mancano due lunghi stranieri, il titolare ero convinto di averlo già preso ma il mercato è così».
Chiusura inevitabile: un parere sulla Grissin Bon?
«Reggio è già a buon punto, ha già tutti gli italiani ed un’impalcatura solida. Per gli stranieri non c’è fretta, si può lavorare per trovare quelli giusti. Manca praticamente un mese al raduno, c’è tutto il tempo per farlo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
