Per la nuova Reggiana resta l’incognita stadio Serve accordo con Mapei
Da bando l’unico impianto possibile è il Città del Tricolore La consigliera Rubertelli: «Quanto peserà nel bilancio?»
Mentre le due cordate reggiane che vogliono ricostituire la società granata sono al lavoro per trovare un accordo che consenta di non disperdere le forze disponibili, sullo sfondo la questione stadio, uno dei principali argomenti polemici dei Piazza, continua ad animare il dibattito.
Tra i punti qualificanti del bando indetto dal Comune c’è «l’intenzione di disputare il campionato in uno stadio di Reggio Emilia adeguato alla categoria». In serie D l’unico è il Città del Tricolore - Mapei Stadium. Per adeguare il Mirabello, che è comunque al momento gestito da Ac Reggiana 1919 e Boxe Tricolore, sarebbe necessaria una tribuna per il settore ospiti.
Cinzia Rubertelli, capogruppo di Alleanza Civica, in una nota si chiede quanto inciderà nel bilancio di una società dilettantistica «l’obbligatorietà di fatto di giocare al Città del Tricolore».
In un dossier dal titolo “Ci manca solo lo stadio” il vicepresidente di Alleanza Civica Giacomo Giovannini aveva sottolineato come la giunta di Reggio nel 2013 avesse abolito la parte della convenzione del 2002 relativa al comodato gratuito dello stadio ad Ac Reggiana o altra squadra espressione del territorio.
Da un successivo accesso agli atti, si legge in un’interrogazione urgente presentata dalla Rubertelli il 13 giugno, emerge che «l’amministrazione comunale non ha mai chiesto un parere formale e preventivo ad Ac Reggiana 1919». Secondo la Rubertelli quella decisione «è la madre di tutti i problemi che viviamo oggi».
L’unica cosa certa è che chi vincerà il bando dovrà trovare un accordo con i concessionario dello stadio, che comunque in tutti i colloqui con il sindaco Luca Vecchi hanno sempre detto di non avere intenzione di sfrattare la Reggiana. Con una nuova società granata ci sarà l’occasione per avviare la relazione con Mapei su nuove e più costruttive basi.
Il tema continua però ad essere divisivo, nel mondo politico (si segnalano commenti critici da vari consiglieri d’oppisizione) e in una parte della tifoseria. Basti vedere le polemiche sui social che hanno riguardato Davide Caiti “colpevole” di avere tra i clienti della sua azienda di comunicazione e marketing anche il Sassuolo. Un clima di guerra civile che andrebbe superato, nell’interesse di entrambe le parti. —
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