«L’arbitro e la pallonata? Con una botta del genere l’avranno ricoverato...»
QUI S. GIOVANNIRoberto Tegoni VIANO«Delusione? Non c’è mai stata. Per me le delusioni sono altre, a me interessava unire due paesi, Viano e San Giovanni di Querciola, per fare qualcosa che nella...
QUI S. GIOVANNI
Roberto Tegoni VIANO
«Delusione? Non c’è mai stata. Per me le delusioni sono altre, a me interessava unire due paesi, Viano e San Giovanni di Querciola, per fare qualcosa che nella nostra zona non si vedeva da anni».
Italo Bonini, presidente e tuttofare della Querciolese prende con la consueta filosofia la sconfitta della squadra in semifinale contro Cervarezza. C’è chi mette il calcio davanti a tutto.
Tuttavia, un dirigente storico del Montagna come Bonini riconosce il valore dello sport ma risponde con l’importanza del sociale.
Nessun rimpianto, allora?
«Abbiamo ritrovato il vecchio spirito del Montagna. Quando non giocavamo noi, ho visto partite di uno squallore unico. Parlo di pubblico, di coreografie, di movimento oltre lo sport: noi abbiamo fatto rivivere il torneo. Questo è il Montagna che piace a me. Gli altri se vogliono possono andare a Messa o giocare a bridge».
Con quella pallonata all’arbitro a fine partita, un po’ di movimento l’avete portato anche in campo.
«Non ho visto bene la scena, ero sugli spalti. È stato ricoverato l’arbitro, no? Gli avranno fatto un’operazione maxillo-facciale, poveretto, con una botta del genere! Scherzi a parte, in campo si prendono botte peggiori. Per carità, adesso faccio il presidente e riconosco che è stato un gesto irriguardoso e deplorevole. Però minimizzo, se ha bisogno vado io a trovarlo per dargli un po’ di sprint (ride, ndc)!».
Tornando alla partita, meritavate almeno i supplementari?
«Eccome, e ti dirò di più. Erano loro che non aspettavano altro. Ero dietro la porta del Cervarezza nel finale e sentivo i due centrali dirsi a vicenda di tenere la palla, volevano tirare avanti per giocarsela ai supplementari».
E invece il Cervarezza ha segnato allo scadere.
«Siamo rimasti beffati. E dire che abbiamo avuto i palloni del gol vittoria. Loro sono stati bravi e hanno avuto tanto possesso durante l’arco del match, ma negli ultimi venti minuti siamo stati noi ad andati vicinissimi a segnare, con due o tre occasioni incredibili. Poi il calcio sai com’è, sa essere crudele. A pochi minuti dalla fine non abbiamo più avuto nemmeno la forza di reagire».
La finale continua a rimanere un tabù per la Querciolese.
«Mi dispiace perché la finale sarebbe stata un bel traguardo. È già la quarta volta che perdo una semifinale per un gol, l’ultima volta col Corneto quattordici anni fa sempre per 1-0. Le altre riguardano il periodo delle guerre puniche».
Potevate fare qualcosa in più?
«Ho un dubbio da domenica pomeriggio, ma non ne parlo. Dico invece che i locali sono stati eccezionali e hanno giocato come alcuni dei migliori esterni. Davvero incredibili, è nato un rapporto squisito con alcuni di loro».
Un’altra soddisfazione è stato il pubblico?
«Avevamo i nostri tifosi a sostenerci durante gli allenamenti. In paese c’è chi si volta dall’altra parte se parli di sport, ma almeno i giovani sono ripartiti con entusiasmo. I giovani sono la più grande soddisfazione di quest’anno».
In che senso?
«Hanno creato un bellissimo collettivo e hanno fatto rivivere il paese, spendendo tanti soldi per le coreografie».
Ci riproverete l’anno prossimo?
«Quest’anno abbiamo posto le basi, poi vedremo se ci saranno i presupposti. Io ci sono, qui a San Giovanni mi occupo di tutto e per me il torneo è solo il 10% dell’attività». —
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