«Perché giocare a Castelnovo, un paese estraneo al torneo?»
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«Abbiamo buttato alle ortiche due partite che si potevano tranquillamente vincere. Però c’è poco da fare, abbiamo perso e guardiamo avanti». Antonio Spadaccini ha fatto doppietta. In negativo. L’amarezza per la doppia eliminazione in semifinale in entrambe le categorie è tangibile nella chiacchierata col dirigente storico del Carpineti. Lo scudetto manca dal lontano 1986 e dopo un secondo posto nel 2016, questo sembrava l’anno buono per andare alla caccia del sesto titolo coi Dilettanti.
A distanza di oltre 24 ore è passata la delusione per l’eliminazione del suo Carpineti contro il Vettus?
«La delusione si è protratta a lungo, considerato che è andata male anche la semifinale dei Giovanissimi (sconfitti 5-4 ai rigori con la Borzanese, ndc)».
Parlando dei Dilettanti, in quali aspetti l’avete persa la semifinale contro il Vettus?
«L’abbiamo persa in tanti piccoli particolari. A cominciare dal calcio d’angolo che ha generato il pareggio di Becchio. Un angolo molto dubbio, secondo me. E poi l’abbiamo persa soprattutto sul secondo gol, quello l’abbiamo proprio regalato: sembravamo le belle statuine in area di rigore. E poi...».
C’è dell’altro?
«Non ne ho la riprova, ma forse l’abbiamo persa sbagliando a non fare qualche cambio».
Mister Muratori aveva la panchina lunga a differenza di Morelli?
«Beh, credo che ad un certo punto fossero calati di intensità un po’ tutti i giocatori in campo. Ripeto, forse è così. Col senno di poi...».
Troppo rinunciatari in superiorità numerica?
«Potevamo fare qualcosa in più, ma non l’abbiamo fatto. Pace».
Alla fine però sono scappati i cavalli, con due espulsi per voi, Caselli e suo figlio Simone.
«Sì è vero, però non possiamo prendercela con l’arbitro. Ce la prendiamo piuttosto con Centro Sportivo».
Cioè?
«Non capisco il motivo di giocare a Castelnovo Monti. Se quel paese non ha fatto il Montagna, non c’è ragione di disputare una semifinale al Centro Coni. A detta di tutto il pubblico, è l’unico campo dove non si riesce a vedere bene la partita».
Dove si poteva giocare?
«Ci sono tante società che fanno grandi sforzi e di campi ce ne sono in abbondanza. Si poteva andare a Casina, Cavola, Vetto, solo per fare degli esempi. Castelnovo non fa il torneo: non vedo perché premiare gente che se ne frega del Montagna a scapito di tante altre persone che fanno degli sforzi e spendono tempo e soldi. Per andare su di un campo in cui si vede malissimo. Castelnovo non fa il torneo e lì non ci si gioca, chiuso il discorso. Il Csi ci rifletta bene e aggiungo un’altra cosa».
Prego.
«I tabelloni luminosi sono fastidiosi e dalla parte della tribuna scoperta c’è il gazebo della Croce Rossa che impalla la visuale del campo. Sono cose a cui il Csi deve pensare».
La più grande soddisfazione di quest’anno?
«Abbiamo giocato con tutti i ragazzi del paese. Di forestieri avevamo quelli concessi, gli altri erano tutti locali e il gruppo che è nato era unito».
Il titolo manca dal 1986, ci riproverete l’anno prossimo?
«Certo. Altro consiglio al Csi: i Giovanissimi devono seguire i Dilettanti anche nella seconda fase. Non si può mandare metà pubblico da una parte e metà dall’altra». —
R.T.
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