Gazzetta di Reggio

Sport

basket serie a 

Cagnardi felice di partire in casa contro Sassari

Adriano Arati

Il neo allenatore della Grissin Bon convinto che ancora una volta il pubblico di Reggio sarà l’arma in più  in un campionato difficile 

4 MINUTI DI LETTURA





reggio emilia

«Tanto talento? Solo il lavoro e il campo ci diranno che squadra saremo». Coach Devis Cagnardi rimanda al futuro, alla fase della costruzione concreta del gruppo in palestra, i giudizi sulla nuova Grissin Bon che guiderà nella stagione 2018-19. «La squadra è stata fatta come avevamo in testa di farla, e questo va detto, ma sono convinto che solo il lavoro e il campo faranno la differenza», sottolinea.

È presto per i giudizi?

«Solo il lavoro insieme e dirà fino a che punto saremo competitivi e che squadra abbiamo creato».

Cosa intende?

«Credo molto nel fatto che i giocatori, soprattutto quelli di talento, debbano dimostrare di sapersi sacrificare, di rinunciare a qualcosa per i compagni e la squadra».

Voi siete anche una squadra complessa da mettere insieme, no?

«Ogni squadra necessita di tempo. Conterà la volontà di sacrificarsi, non solo a livello fisico ma soprattutto mentale, la capacità di assecondare anche le esigenze dei compagni e capire dove dare più, senza pensare troppo a quello che ti piace fare».

Quale sarà il collante?

«Il pubblico reggiano. Nella scorsa stagione il pubblico ha fatto un grande salto in avanti. E a Reggio ci sono da 12 anni, in passato abbiamo avuto atleti molto forti mentalmente, che hanno saputo farsi apprezzare».

E ora?

«Questa squadra non è meno forte mentalmente, ma ci sono molte incertezze in più e l’atteggiamento del pubblico aiuterà».

Per dare energia?

«Questa squadra necessità di entusiasmo attorno a sé».

In cambio di cosa?

«Noi possiamo e dobbiamo promettere il massimo impegno e creare empatia. Poi, è un pubblico che giustamente vuole qualità e cercheremo di offrirla».

Le doti non mancano.

«Il talento va bene quando è sorretto da un sistema e dalla volontà di rimanere nel sistema squadra».

Non è un passaggio automatico?

«Per me il talento non è solo quello estetico, è la mentalità vincente, la capacità di sacrificarsi, di lavorare in settimana. Cercheremo di non imbrigliare il talento che ci riconoscono ma di tenerlo dentro un giusto approccio».

Altrimenti?

«Altrimenti vedremo partite bellissime, giocate di talento ma anche discontinuità. E noi vogliamo continuità».

Avete bisogno di una base costante?

«Abbiamo l’ambizione e un poco la presunzione di chiedere cose diverse a giocatori di talento, per il bene nostro e per la crescita della loro carriera».

L’inizio di stagione duro?

«L'inizio nasconde sempre molte incognite, non si conosce ancora il proprio reale valore e gli avversari hanno tante cose da sistemare. Quello che mi soddisfa è poter esordire in casa contro Sassari».

Lo straniero in meno?

«Siamo una società che ha sempre dato importanza al settore giovanile. È un serbatoio importante per il lavoro settimanale e spesso offre ragazzi a cui dare un’opportunità».

Sotto canestro i lunghi “ufficiali” sono tre. Fra cui capitan Cervi. Come Sta?

«Lavora come un matto, non c’è motivo per non pensare che non starà bene. E in questo caso, per me lui è determinante non solo per la squadra ma per il movimento».

È l’unico centro puro.

«Qui bisogna fare chiarezza. Griffin è visto come un 4-5, ma in Italia non ci sono molti centri di stazza. Lui è verticale, protegge bene il ferro, si presta benissimo a giocare anche da centro».

Garantisce copertura?

«È un 4 che può fare tranquillamente il 5, lo useremo nei due ruoli, sapendo che Gaspardo ci dà garanziae De Vico può fare anche il 4».

La chiave è Griffin?

«È multidimensionale, non battezzabile, palleggia bene, aggredisce il ferro. Cercavamo un elemento così per un settore lunghi non enorme, che darà spazio ai giovani e la possibilità di esprimersi a Cervi e Gaspardo».

In un contesto di squadra che si annuncia divertente.

«Questo finora lo dite voi, io dico che campo e lavoro dimostreranno che squadra saremo. Questo deve essere chiaro, tutto è da costruire col lavoro, con l’umiltà».

Lavorare verso quali obiettivi?

«In un momento così preoccupante per il movimento, una realtà come Reggio deve pensare a mantenere la categoria. Non è un fatto che diamo per scontato, è il nostro obiettivo minimo da cui partire per provare ad aggredire il campionato. Poi, se saremo bravi, si vedrà. L’obiettivo è essere competitivi contro tutti». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google