Un trionfo memorabile ma quanto sacrificio
Certe volte il mondo è proprio strano: già, perché quest'anno il Torneo della Montagna non avrei nemmeno dovuto farlo. A gennaio, la mia prima decisione era stata quella di tenermi lontano dal...
Certe volte il mondo è proprio strano: già, perché quest'anno il Torneo della Montagna non avrei nemmeno dovuto farlo.
A gennaio, la mia prima decisione era stata quella di tenermi lontano dal rettangolo verde: le ultime parole famose.
Strada facendo, la squadra ha incontrato difficoltà impreviste: l'infortunio di Zuccolini poi anche quelli di Marmiroli e Menichini, giusto per citarne qualcuna. Così, mister Morelli mi ha chiesto di tornare in gioco: io che cosa avrei dovuto fare, essendo legato a filo doppio a questa maglia gialloverde?
Domenica nei supplementari ero già mentalmente proiettato sui calci di rigore: poi la prodezza di Marco Ferrari ha sancito la nostra vittoria, ma non la mia definitiva tranquillità.
Gli ultimi istanti non finivano mai, e peraltro il Cervarezza è arrivato fino a un soffio dal pareggiare nuovamente i conti: ne approfitto per fare sinceri complimenti alla squadra di Ferrari, autrice di un cammino esemplare.
Per il resto, mi dicono che a 41 anni nessuno abbia mai vinto il Montagna: io ci sono riuscito con un percorso calcistico in cui nessuno mi ha mai regalato niente, e tenendo sempre il rispetto e l'umiltà come stelle polari del mio atteggiamento.
Quindi, lasciatemelo dire: se me lo permettete, vorrei dedicare questo mio quarto titolo proprio... a me stesso. —
*capitano del Vettus
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