Furia Baldini: «Fatti troppi errori, me ne vado»
L’eroe di Atene lascia la direzione tecnica delle Nazionali giovanili: «Agli Europei di Berlino gestita male la squadra»
REGGIO EMILIA
Le clamorose dimissioni di Stefano Baldini hanno contraddistinto il Ferragosto dell’atletica italiana: il campione olimpico 2004 di maratona ha lasciato l'incarico di direttore tecnico delle Nazionali giovanili Fidal. «Una decisione che nasce da motivi di ordine sportivo e personale - ha spiegato alla “Gazzetta dello Sport” - Finora ho lavorato 15 ore al giorno per la causa azzurra, cercando di far passare certi messaggi: tuttavia nulla è stato valorizzato, rendendo di fatto inutile il mio impegno».
Baldini rincara quindi la dose, riferendosi ai risultati che l’Italia ha raccolto durante i recenti Europei assoluti di Berlino: «Sono stati commessi errori clamorosi nel gestire la squadra, e si tratta di pecche che i responsabili dovrebbero ammettere. Al contrario, ho sentito soltanto bilanci positivi e votati all'autocompiacimento: non è certo questo il modo giusto per crescere. Più nello specifico - ha proseguito l'ex maratoneta sulla rosea - a Berlino non tutti i tecnici hanno potuto esprimersi come avrebbero voluto: c'è stato chi ha imposto modelli di educazione e condivisione, senza poi rispettarli».
Una scelta, quella di Baldini, che non sembra aperta a ripensamenti: «Potrei tornare sui miei passi solo se ci fosse una reale inversione di tendenza, che però ritengo improbabile. Lascio mantenendo tuttavia il massimo orgoglio per i traguardi raggiunti negli ultimi 6 anni a livello giovanile».
Marco Benati è il presidente della Fidal regionale, ma anche il massimo dirigente della Corradini Excelsior Rubiera: come è noto, Stefano Baldini ha vestito la maglia del club gialloverde per parecchi anni. «Conoscevo già da tempo le lamentele di Stefano, ma anche io ho saputo delle dimissioni attraverso i media - spiega Benati -. Non sta a me commentare nel merito le sue osservazioni, perché esulano dalla mia attività in ambito federale: credo comunque che questa mossa nasca da un concerto di fattori ben preciso. Il ruolo di Baldini in Fidal richiedeva infatti un fortissimo impegno: dopo i modesti riscontri di Berlino, la dimensione della fatica ha avuto la meglio rispetto a quella della soddisfazione e della gratificazione. A livello generale - evidenzia Benati - la mossa di Baldini potrà e dovrà propiziare un'ulteriore riflessione sul futuro dell'atletica in Italia: un dibattito che andrà svolto in primo luogo all'interno della Fidal con serietà e pacatezza, rinunciando a prese di posizione urlate». —
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