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Giuliana Nones: "Da 40 anni il mio cuore batte per la Pallacanestro Reggiana"

di Matteo Marrello
Giuliana Nones: "Da 40 anni il mio cuore batte per la Pallacanestro Reggiana"

La super tifosa biancorossa amica di giocatori, tecnici e del patron Landi si racconta

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REGGIO EMILIA. Tra le migliaia di tifosi che sosterranno con il solito trasporto e calore la causa biancorossa non mancherá certamente all'appello una affezionatissima del Bigi come Giuliana Nones, volto conosciutissimo in città dove per tutti ormai è la “Giulianona”.
Fresca e orgogliosa settantenne, ha sempre convissuto con una grande passione per i colori della città di Reggio Emilia dividendosi tra basket (maschile e femminile) calcio, volley e rugby.
Quello per la pallacanestro è senza dubbio l'amore più grande, da oltre 30 anni Giuliana infatti siede sulle tribune del Bigi e ha stretto amicizie con tanti protagonisti del prestente e del passato.
Da quanti anni segue le avventure del team biancorosso?
«Assiduamente dal 1983, negli anni precedenti andavo anche a vedere quando riuscivo la allora Magazzini Jolly, poi arrivarono le storiche Cantine Riunite, la promozione in Serie A, Dado Lombardi come nuovo coach di una Reggio che si affacciava tra le grandi società della pallacanestro italiana».
Da quel momento in poi insomma il basket non l'ha più abbandonato ed ad ogni stagione erano occasioni anche per nuove amicizie fuori dal campo.
«Certo, sono tanti i volti passati da qui in tutti questi anni, ma con tutti loro, e spesso anche con i loro familiari ho vissuto momenti semplici ed indimenticabili. Partendo dal povero Pino Brumatti, passando per Piero Montecchi, “Ciga” Giumbini, Silvano Dal Seno e ultimo ma non certo per importanza, Giovanni Grattoni con cui prendevo sempre il caffè».
Ha citato tanti italiani, degli stranieri chi ricorda maggiormente sul parquet di via Guasco?
«Rudy Hackett e Bouie, poi arrivò Morse che dall’84 all’86 ci fece vedere grandi cose. Negli anni a seguire, quando con me iniziò a seguire il basket anche mia figlia. Naturalmente ricordo Joe Bryant, con il piccolo Kobe che durante le partite sugli spalti non stava fermo un attimo. Poi ancora Reddick, Solomon, Brown, Mannion Jent, Alvin Young con il suo sorriso, e naturalmente Mike Mitchell, l'ultima vera stella che Reggio ha avuto. Lui aveva un speciale diverso di vivere e giocare la pallacanestro che oggi non c'è più».
Oltre agli atleti ha visto anche tanti personaggi alternarsi tra uffici e scrivanie.
«Sì. Prandi, Ghiacci, Pastarini, Grisanti, il compianto Chiarino Cimurri e con loro tutte le ragazze della sede. Poi ovviamente Stefano Landi. Con lui sono amica da una vita e vi dico teniamocelo ben stretto finché possiamo perché un suo addio potrebbe significare addio pallacanestro a Reggio».
Segue molto spesso ancora oggi la squadra anche in trasferta vero?
«Sì, quando riesco vado molto volentieri, per tanti anni ho fatto trasferte ininterrottamente in tantissimi palazzetti, da Desio ad Avellino. Negli anni della Sidis ricordo una trasferta a Roma con i pullman dell’allora ACT. Indimenticabili poi le trasferte a Treviso nei playoff del 1998. L’abbraccio tra Damiao e Basile al termine di gara 5 rimarrà nella memoria di tutti noi tifosi. Nel 2014 seguì altri reggiani nella sudata trasferta di Eurochallenge a Novo Mesto in Slovenia, un'esperienza bellissima fino al trionfo al pala Dozza».
Ha nominato Basile, Reggio è stata la sua rampa di lancio.
«Sì. Ha fatto mille sacrifici e viaggi continui per arrivare ai livelli a cui è arrivato. Tanta fame interiore che tanti giocatori di oggi non hanno più. Sono contenta però che il “nostro” Nicolò Melli stia giocando molto bene in Turchia ed in Eurolega. Auguro lo sesso destino a Della Valle con Milano».
Che Grissin Bon si aspetta quest'anno?
«Un campionato tranquillo, se poi arriveranno soddisfazioni ulteriori tanto meglio. Al mio amico Devis Cagnardi auguro tanta fortuna, cosi come auguro al mio carissimo amico Max Menetti di tornare presto in serie A1. Spero possa affermarsi anche a Treviso. Se lo merita».

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