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La “iena” Staiti si presenta «Qui per tentare la scalata»

Andrea Munari
La “iena” Staiti si presenta «Qui per tentare la scalata»

Con la Virtus Entella è stato protagonista della cavalcata dalla serie C2 alla B «Sceso di categoria con la consapevolezza di essere in una piazza importante»

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REGGIO EMILIA

In attesa di completare la rosa con gli ultimi colpi di mercato in attacco e in difesa, la Reggio Audace può già contare su un centrocampista esperto come Lorenzo Staiti, un elemento dal curriculum importante che in carriera ha già fatto la scalata dalla serie C2 alla B con la maglia della Virtus Entella di cui è stato anche capitano. E ora lil 31enne sogna di ripetere quell’esperienza con la casacca della Reggio Audace.

Che cosa ci fa un giocatore con il suo curriculum in Serie D?

«Sono qui per dare un grosso contributo ed esperienza alla squadra. Sono sceso di categoria con la consapevolezza di essere in una piazza molto importante perché per storia e tradizione Reggio non si discute. A volte la categoria non si guarda, qui c’è la voglia di fare bene anche se siamo ripartiti da zero e serve la consapevolezza di voler fare un percorso importante».

Il mister vorrà da lei leadership in campo e nello spogliatoio.

«Ho avuto la fortuna di fare la scalata a Chiavari dove sono stato capitano e so quanto sia importante creare la giusta alchimia nel gruppo, soprattutto perché abbiamo molti giovani. Io e gli altri giocatori che hanno già esperienza come Rozzio e Broso dobbiamo dare l’esempio».

In Serie D poi ci sono regole ferree sui giovani.

«A prescindere dalla categoria credo che se si vuole vincere i giovani devono essere fatti crescere. Vanno sempre aiutati e anche “bastonati” nel momento giusto».

Che cosa l’ha convinto a venire a Reggio?

«Il sogno di rifare la scalata fatta a Chiavari c’è, anche perché se non si hanno obiettivi importanti gli stimoli vengono meno. Però bisogna essere realisti, siamo ripartiti e dobbiamo tenere i piedi per terra, ma una piazza come Reggio non può non puntare a stare in alto».

Il suo soprannome è “iena”, da dove nasce?

«Dai miei compagni a Chiavari quando abbiamo iniziato la scalata. Il primo anno all’Entalla facevo del dinamismo e della velocità le mie maggiori qualità, trovando anche spesso il gol. Da lì poi tutti hanno iniziato a chiamarmi così».

Oggi invece Staiti che giocatore è?

«Negli ultimi anni mi sono completato. Ho aggiunto maggiore qualità anche dal punto di vista dell’interdizione e sono meno offensivo. A Salò ho sempre giocato davanti alla difesa come regista classico, mentre prima ero una mezzala di inserimento e gol. In un centrocampo a tre però posso giocare ovunque, devo solo trovare la migliore condizione. Al momento ho pochi allenamenti nelle gambe, ma ho l’intelligenza di capirlo e di mettermi al servizio della squadra e del mister».

L’ossatura della rosa sembra di categoria superiore.

«Ora saremo giudicato per quello che faremo nei prossimi mesi e deve contare solo quello».

Domenica alla prima gara ufficiale erano presenti più di 2.500 tifosi.

«Dobbiamo alimentare l’entusiasmo che si è creato senza però fare dei voli pindarici con il rischio di passare da un estremo all’altro». —



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