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L’appello di Cavagna «Dobbiamo servire di più gli attaccanti»

Andrea Munari
L’appello di Cavagna «Dobbiamo servire di più gli attaccanti»

reggio emiliaAma ascoltare Fabrizio De Andrè e Gino Paoli, è cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta e in questo avvio di stagione è uno dei punti cardine del centrocampo della Reggio Audace....

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Ama ascoltare Fabrizio De Andrè e Gino Paoli, è cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta e in questo avvio di stagione è uno dei punti cardine del centrocampo della Reggio Audace. Janis Cavagna in estate ha deciso di scendere in Serie D per indossare la maglia granata con l’obiettivo di tornare subito tra i professionisti, anche se la sconfitta a Crema alla prima giornata di campionato ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Come giudica la vostra prestazione a Crema?

«Abbiamo giocato 60’/65’ molto buoni, creando diverse occasioni per sbloccare la partita. Ci sono però diversi aspetti su cui dobbiamo lavorare. Come avevamo già visto nelle gare di coppa dobbiamo crescere negli ultimi 30 metri ed essere più cattivi sotto porta».

La differenza è che il Crema ha fatto gol e voi no...

«Penso che la prestazione sia stata la migliore fatta fino a ora, ma il risultato fa la differenza. Noi dobbiamo sempre riuscire a portare a casa dei punti per raggiungere l’obiettivo. Però è meglio affrontarli subito i problemi invece che portarseli avanti».

Il Crema è una squadra che punta al vertice e non avete demeritato.

«Sono costruiti per stare al vertice e vedendo la partita noi ce la giochiamo. È mancato il guizzo che avrebbe potuto fare la differenza. Quello che ci rammarica di più è di non essere riusciti a reagire dopo il gol subito e dal punto di vista mentale dobbiamo lavorare».

La mancata reazione era mancata anche in Coppa Italia con la Sammaurese.

«In quel frangente credo sia stata determinata dalla condizione fisica, mentre a Crema è stato più un fatto mentale perché fisicamente stavamo bene. Ci siamo demoralizzati».

I passi falsi in stagione dovranno essere molto pochi.

«Perdere una partita per noi è molto pesante. Siamo costruiti per vincere. I nostri giovani devono essere più forti degli altri giovani e gli over più forti degli altri over. Ogni partita non vinta sarà una delusione».

Quale può essere il supporto di voi centrocampisti in avanti?

«Dobbiamo mettere in condizione gli attaccanti di fare gol, però anche noi dobbiamo essere più pericolosi perché gli ultimi 30/40 metri fanno la differenza».

Del settore giovanile dell’Atalanta che ricordi ha?

«Ho passato lì 11 anni, facendo tutta la trafila fino alla Primavera dove giocavo con Mattia Caldara con cui sono rimasto legato ancora oggi e Alberto Grassi. Non è stato facile perché è un settore giovanile che ti richiede tanto, in cui devi essere professionista già a 13 anni. All’Atalanta ti creano non solo come calciatore ma anche come uomo». —



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