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Guderzo, magico bronzo Oggi tocca agli uomini Moscon e Nibali le frecce

Antonio Simeoli

L’azzurra chiude terza: è il suo quarto podio in un mondiale Sulle rampe austriache Alaphilippe favorito ma l’Italia c’è

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Peter Sagan il tre volte (di fila) campione uscente dice: «Stavolta ci sono corridori più favoriti di me, leggeri che vanno forte in salita. La corsa si deciderà sul muro finale e nella discesa all’ultimo giro». Nonostante Peter sia un fenomeno, c’è da credergli. E infatti qui a Innsbruck, in quello che si annuncia come uno dei tre Mondiali più duri di sempre – come Sallanches, Francia 1980, Hinault o Duitama, Colombia 1995, Olano – con l’arrivo in piena città, blindata per la paura del terrorismo e stracolma di italiani, aleggia da giorni un nome. Quello del francese Julian Alaphilippe. La maglia a pois dell’ultimo Tour, vincitore della Freccia Vallone. Un cocktail perfetto, qui oggi con 258 km, quasi 5000 metri di dislivello, 80 km in linea, un circuito di 23 km da ripetere sette volte con una salita di 8 chilometri e, come se non bastasse, un muro di 3 km detto “l’inferno” riservato alla gara dei pro nel finale, bisognerà avere il fondo degli scalatori del Tour e la potenza del vincitore della Freccia sulle rampe del più corto muro di Huy. La Francia avrà Pinot e Bardet. E l’Italia? Si prepara a un altro anno di digiuno (il decimo)? No ma gli azzurri, si sa, dopo la caduta di Nibali al Tour, l’operazione e il suo recupero prodigioso, hanno perso quello il possibile favorito d’obbligo.

Guai però a dar per morto lo Squalo. Nel ritiro azzurro alla vigilia abbiamo visto il campione concentrato, a tratti nervoso. La testa in un corridore spesso porta le gambe all’impossibile. «Vedrete – tra quindici giorni al Lombardia volerà», si rammarica il medico della Nazionale Massimo Besnati, 35 anni d’esperienza. Oggi? Proverà a far saltare il banco. Come, prima della resa dei conti finale, gambe d’acciaio come De Marchi o Pozzovivo. Moscon sarà la carta per il podio (Squalo permettendo). Il ct Cassani scrutava i suoi partire per la rifinitura. «Sarà una corsa al buio, Nibali o Moscon? La loro forma è difficile da definire. Avessi avuto lo Squalo al top avrei ordinato la corsa dura per mettere in croce gli avversari, ma… Ho un grande centrocampo, vediamo le punte. Aspettiamo i primi 100 chilometri di gara poi vediamo», dice. Insomma, le due punte a un certo punto diranno al “regista” in corsa Pellizotti come stanno. Gli altri? «L’eterno Valverde, lo sloveno Roglic, Simon Yates, il colombiano Miguel Angel Lopez», dice Nibali. Anche lui però davanti, come i bookmakers, mette il francesino.

Ma nello sport (e non solo) c’è una nazione che si esalta quando non corre da favorita. Come ieri nella prova femminile. Doveva essere la corsa delle olandesi. Sì, ha vinto Anna Van Der Breggen, 28 anni professione scalatrice, due Giri, oro olimpico di Rio e decine di classiche in bacheca. Ha vinto la “guerra” con l’acerrima rivale Annemiek Van Vleuten. Poi una straordinaria Tatiana Guderzo, 9 anni fa campionessa del mondo, terza e bronzo. «Un successo di una squadra splendida», ha detto commossa. Al 16° Mondiale doveva essere la regista in corsa delle azzurre con i suoi 34 anni. Chissà che oggi… —



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