Gazzetta di Reggio

Sport

a 38 anni realizza un sogno 

L’urlo di don Alejandro, è sua la maglia iridata

Antonio Simeoli

Valverde regge sul muro finale e batte allo sprint Bardet, Woods e Dumoulin. Nibali cede, Moscon salva il Mondiale azzurro

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È Alejandro Valverde il re di Innsbruck. È lui il campione del mondo, è lui che ha domato il circuito forse più difficile sempre. E lo spagnolo, 38 anni, la maglia iridata se la merita alla grande. Dopo sei podi in 15 anni forse non ci sperava più. Un anno fa si era rotto la rotula del ginocchio, alla Freccia Vallone il suo erede designato, il francese Alaphilippe l’aveva battuto sul Muro di Huy. Ieri sul transalpino grande favorito s’è preso la rivincita staccandolo sul bel più impegnativo “inferno” di Höll. Ha suonato l’inno spagnolo ieri a Innsbruck, mentre Sagan, rompendo il rigido protocollo, saliva sul podio per consegnare la medaglia d’oro a “don Alejandro”.

Niente Inno di Mameli, ce l’immaginavamo che la maledetta caduta all’Alpe d’Huez di Nibali non potesse essere superata archiviata con una rincorsa al sogno mondiale comunque da applausi da parte dello Squalo. Nibali ha alzato bandiera bianca all’ultimo passaggio della salita di Igls, che i corridori dovevano ripetere 7 volte prima del muro. La Nazionale italiana, dopo essere restata nelle retrovie per 200 km da poco era entrata in azione. Tutti gli uomini davanti, De Marchi inesauribile, Caruso e Brambilla all’attacco, Pellizotti regista. A un certo punto nel gruppo che inseguiva i due (eroici) superstiti della fuga del mattino (Hasgreen e Laengen, danese e norvegese) l’Italia aveva ancora tutti gli otto effettivi. Il ct Cassani ha cercato di rendere dura la corsa, per far fuori i vari Roglic e Alaphilippe, gli Yates. E quando Nibali s’è fatto da parte è rimasta la carta Moscon da giocare. Buona e che presto sarà vincente, ma che doveva fare i conti col muro finale. Impressionante. I big passano il centro di Innsbruck. Strettoia. Muro di Höll. Spettacolo. Alaphilippe (l’allievo) ha dovuto cedere al maestro. Con Alejandro il canadese Michael Woods, ex fondista, che alla Vuelta era stato commovente dedicando una tappa vinta alla moglie che aveva perso il figlio poco prima del parto, e il francese Romain Bardet. Dal fondo dell’inferno a un certo punto è spuntato pure Tom Dumoulin, l’olandese secondo al Giro e al Tour e argento (e sfinito) nella crono di mercoledì.

Tom ha ripreso il terzetto a due km dall’arrivo. Insomma, la dimostrazione che il ciclismo ad alto livello si può fare tutto l’anno. In volata, però, Valverde non ha dato scampo. Partito in testa ha vinto nettamente, lui che, a proposito di corridori per tutte le stagioni, quest’anno la sua prima gara l’ha vinta il primo febbraio. Secondo campione del mondo più vecchio nella storia, dopo Zoetemelk nel 1985 al Montello. Per il prossimo Inno di Mameli toccherà aspettare. Forse il prossimo anno. Si corre nello Yorkshire, roba per ruote veloci. Noi quest’anno ce l’avevamo, Elia Viviani. Questione di destino. —



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