Ritorno da favola per Ale «Mesi di rabbia e sacrifici I due gol mi hanno liberato»
Il protagonistaAndrea MunariUna favola. Nemmeno nei suoi pensieri più belli Alessandro Spanò avrebbe potuto immaginare un rientro di questo tipo. Sono bastati 16’ per scacciare tutte le paure, 188...
Il protagonista
Andrea Munari
Una favola. Nemmeno nei suoi pensieri più belli Alessandro Spanò avrebbe potuto immaginare un rientro di questo tipo. Sono bastati 16’ per scacciare tutte le paure, 188 giorni dopo quel terribile 2 aprile in cui nella sfida contro il Sudtirol si era infortunato. Un calcio d’angolo, il capitano che si fionda sulla palla sul primo palo con la sfera che si insacca alle spalle del portiere. Verrebbe da dire la specialità della casa visto i tanti gol che Ale Spanò ha segnato in maglia granata sfruttando il proprio tempismo nello stacco aereo. E 4’ dopo di nuovo lui, ancora lui e sempre da calcio piazzato. Sbucando alle spalle dei difensori e infilando ancora una volta la sfera nella porta avversaria sfiorando quel tanto che basta per ingannare il portiere il calcio di punizione di Cavagna. Il boato dello stadio, l’abbraccio di tutti i compagni e dello staff tecnico sul terreno di gioco oltre a quello simbolico di ogni singola persona presente sugli spalti del Città del Tricolore. Sì perché ognuno di coloro che era presente alla sfida non ha potuto fare altro che emozionarsi al ritorno di Ale Spanò, oltretutto con la fascia da capitano al braccio in quello che dalla stagione 2014/15 è il “suo” stadio, quello che l’ha accolto quando era solo un giovane che si affacciava al calcio professionistico e che in questi anni l’ha visto crescere diventando l’uomo e il punto di riferimento per tutti i compagni che è oggi.
Tra i più emozionati in tribuna sicuramente anche il papà di Spanò, che segue il figlio in ogni partita, che soffre più di lui quando scende in campo e che in questi mesi l’ha visto lavorare e sudare per tornare presto su quel terreno verde in cui riesce sempre a dare il meglio di sé. In tutto questo però Ale Spanò di ruolo farebbe il difensore centrale e non l’attaccante, ma la sua fase difensiva non è più una sorpresa: sempre presente sulle traiettorie di passaggio, anticipi, contrasti e leadership nel guidare una difesa dove lui, classe ’94 era il più vecchio. E non ha mai tirato indietro la gamba, nessuna paura per il ginocchio come ha detto ai compagni fin dal suo rientro negli allenamenti: «Fin da subito ho detto ai miei compagni che io non tirerò mai indietro la gamba – ha affermato a fine gara Spanò – e loro dovranno fare altrettanto». «Dopo questi mesi era già una grande emozione rientrare – ha sottolineato il capitano granata – il primo gol è stato liberatorio, mi ha liberato di tutta la rabbia e di tutti i sacrifici fatti in questi anni. In settimana mi ero accorto che avevo ritrovato il fiuto sui calci piazzati ed ero molto carico per questo rientro, era destino». —
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