Cesarini tifa granata «Ho giocato a Pavia ma alla Reggio Audace ci sono i miei amici»
Anche in Lombardia l’avventura era finita con un fallimento Il “Mago” ora è al Siena: «Il rigore? Non posso parlarne»
REGGIO EMILIA. Reggiana impegnata domenica a Pavia, altra piazza che sta provando a risalire dopo un fallimento. I lombardi sono stati costretti a ripartire, un paio di anni fa, dall’Eccellenza. Entrambe le società, tra l’altro, condotte al baratro da proprietà straniere, statunitense i granata, cinese sotto la certosa. Un altro filo, anzi due, legano le due storie. E quei fili si chiamano Cesarini e Ghiringhelli, portati a Reggio ed alla Reggiana da Grammatica a parametro zero, svincolati d’ufficio dopo il fallimento dei pavesi. Per il mago le vicende hanno altri connotati comuni a livello personale. «In entrambe le situazioni- dice- mi sono trovato a spasso, senza squadra dopo aver disputato una buona stagione e tutte e due le volte obbligato a recuperare da un’operazione, allora la pubalgia, ora la frattura ricordo del match di ritorno con la Juve Stabia».
A proposito , come procede il recupero, una settimana fa è tornato a referto, in panchina con il Siena…
«Sì, ma non era programmato il mio impiego, è stato deciso più che altro per farmi riassaporare il clima partita, sto lavorando, ora abbiamo due partite consecutive in trasferta e non mi aggregherò ai compagni, spero di essere pronto per uno spezzone tra una ventina di giorni».
Un passo indietro, davvero non ve l’aspettavate che finisse così la gestione Piazza?
«Assolutamente, non lo meritavamo noi , tantomeno il pubblico, eravamo reduci da due ottime stagioni, usciti in semifinale e nei quarti dopo aver a lungo tenuta viva la speranza del primo posto, è stata brutta, c’è rammarico umano ed anche sotto l’aspetto contrattuale per quel che poteva essere e non è stato».
Quanto “brucia” a distanza di mesi quel rigore di Siena?
«Per carità, non tocchiamo l’argomento, in società mi hanno posto il veto, proibito parlarne, specie con testate di Reggio, lasciamo perdere che è meglio»,
Mai avuto contatti, mai chiesto di rimanere a Reggio anche in D?
«No, sono amico di Quintavalli, debbo ringraziarlo perché nell’ambito della sua attività mi è stato vicino, d’aiuto nella fase di riabilitazione, ci siamo sentiti spesso durante l’estate, ma non si è aperto neanche uno spiraglio di trattativa, mancavano le condizioni e poi ero fermo ai box».
Se è per questo l’avrebbero, società e pubblico, aspettata…
«Lo posso immaginare, ma io non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di scendere di categoria, la società probabilmente ha intuito le mie intenzioni senza bisogno di parlarne».
Narduzzo, Spanò e Rozzio non hanno provata a convincerla?
«No, ci sentiamo, ma nessuna pressione od invito esplicito, poi anche loro mi risulta abbiano firmato alla fine, ho fatto i complimenti a Spanò per il debutto con gol, spero facciano bene».
Un pronostico per domenica?
«Ho lasciato in entrambe le città amicizie, la differenza è che in società ed in squadra a Pavia dei miei tempi non è rimasto nessuno, a Reggio è diverso, ci sono compagni con cui fino a giugno ho diviso lo spogliatoio, un presidente che ho conosciuto da sponsor, lì è nato mio figlio, alla domenica chiedo sempre cosa ha fatto la Reggiana».
Quindi?
«Quindi domenica tifo Reggiana o come mi dite si chiama Audace Reggio, ma posso parlare con il cuore non con cognizione di causa tecnica». —
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