Il calcio secondo D’Amico argentino giramondo «Mi piace spregiudicato»
Provare sino all’ultimo a recuperare Mangiarotti, che però difficilmente sarà della sfida. Questo l’imperativo della vigilia in casa del Pavia. Pato D’Amico, argentino, un passato da giocatore nel...
Provare sino all’ultimo a recuperare Mangiarotti, che però difficilmente sarà della sfida. Questo l’imperativo della vigilia in casa del Pavia. Pato D’Amico, argentino, un passato da giocatore nel Racing Avellane, la squadra per intendersi di Milito e Lautaro Martinez, giramondo con esperienza soprattutto in Francia, allenatore del Pavia, di cui qualche anno fa è stato anche protagonista in campo con Benny Carbone, non vuol lasciar nulla d’intentato prima di arrendersi alla rinuncia del suo miglior giocatore. In quel caso spera almeno nella piena disponibilità di Balla. Un D’Amico che svela così volto ed obiettivo della sua squadra «Siamo molto giovani, il più anziano ha 26 anni, vogliamo crescere, obiettivo mantenere la categoria facendo risultato attraverso il gioco, riportare la gente allo stadio e gettare le premesse per un futuro più ambizioso, ma quest’anno, a differenza della Reggiana, non puntiamo alla vittoria, magari a stare nella parte alta della classifica una volta salvi».
Tre vittorie altrettante sconfitte, mai un pareggio, attacco prolifico e difesa perforabile, parrebbe un Pavia ancora alla ricerca di un suo equilibrio…
«Proprio così, io amo il gioco un poco spregiudicato, ma scontiamo la giovane età, ci manca furbizia,. esperienza, adesso stiamo lavorando proprio per migliorare la fase difensiva , acquisire malizia, senza, però, perdere l’efficacia là davanti».
Conosce la Reggiana?
«Come no, l’abbiamo studiata, merita rispetto per la storia, la tradizione, è stata costruita, a differenza nostra, per vincere, ha sicuramente maggior qualità ed esperienza».
Dove si può decidere il match?
«Il calcio, per come lo interpreto io, non è una scienza esatta, puoi preparare una partita ma devi essere bravo a leggerne lo sviluppo, è imprevedibile. Diciamo che di solito, e non credo che il match con la Reggiana faccia storia a se, si gioca su diversi fattori, tattici, tecnici, mentali, a priori non è che uno incida maggiormente e poi devi essere bravo, attento ad indirizzare dalla tua parte gli episodi che possono capitare e saper reagire a quelli avversi». —
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