I 76 anni straordinari di Boranga: «La Regia? Sarà promossa»
L’ex portiere granata ha festeggiato il compleanno al lavoro. «Amo Reggio ma la rivalità con Parma è esasperata»
REGGIO EMILIA. Una giornata come tante altre, mattino ad allenarsi, pomeriggio al lavoro, «perché purtroppo lavoro ancora». Unica concessione una cena in famiglia con i figli, tanto per dare una parvenza di festa alla ricorrenza. Così ieri il cardiologo Lamberto Boranga ha festeggiato, senza spegnerle, le 76 candeline. Già, perché nella filosofia del “Bongo” i compleanni si vivono, ma non si festeggiano. E lui la vita ha continuato e continua a viverla intensamente.
Primo giocatore a laurearsi in medicina a carriera in corso dopo averne conseguito una in biologia, in campo ancora a sessantanni e passa, campione di master di atletica con record nel salto in alto, triplo e lungo, cardiologo, personaggio che non la manda mai a dire. Boranga è rimasto, a distanza di anni, legato a Reggio ed alla Reggiana. «Tempo-non me ne rimane molto, ma ogni tanto faccio un salto dalle vostre parti, ho ancora tanti amici e poi lì ci sono stato 6 anni, dal 1967 al 1973, è stata una tappa fondamentale nel mio percorso».
Il ricordo più bello?
«La vittoria del campionato di C, con una sola sconfitta e solo 9 reti, una promozione giunta dopo una retrocessione strana, arrivata inaspettatamente, con una squadra che per i valori che esprimeva avrebbe dovuto e potuto salvarsi ».
Forse perché a gennaio lei andò a Brescia…
«Non mi ero preso con l’allenatore, con Bizzotto non c’era feeling e sono stato obbligato ad andarmene, poi non volevo tornare perché scendere dalla A alla C mi pareva uno svilimento a livello professionale, alla fine mi hanno accontentato a livello economico e ne ho approfittato per iscrivervi a Parma a medicina».
Reggiana, Parma, Cesena, ha legato con l’ Emilia…
«Sì, mi spiace per la rivalità che sento esserci ancora con il Parma, io mi sono trovato bene in entrambe le situazioni, non vedo ragioni di esasperare i toni».
La sua versione sulla famosa espulsione di Chinaglia?
«Sono cazzate che nel calcio succedono, io l’ho insultato, lui mi ha dato una testata, non fortissima, mi sono lasciato andare e l’arbitrol’ha buttato fuori e noi vincemmo la partita, comunque poi possiamo dire che è finita 1-1».
Perché ?
«Al ritorno perdemmo partita e probabilmente promozione in A per un mio errore, diciamo pure una gattona, in carriera ne ho parati di ben più difficili di quel pallone di Massa».
Reggiana in D, che effetto le fa?
«Dai giornali, dalla televisione, ho amici che mi tengono informato, adesso ha delle difficoltà ma vedrete che il campionato lo vince. L’importante è che siano sani e bravi società ed allenatore, i giocatori vengono dopo, non è più come ai miei tempi con le bandiere, adesso sono mercenari che seguono il soldo e poi c’è da dire una cosa».
Quale?
«Ho imparato a conoscere il reggiano, ha il braccino corto quando c’è da spendere, anche chi lo potrebbe fare non investe nel calcio, e poi la crisi si è fatta sentire anche da voi, la cooperazione che era fortissima e portato la Reggiana in A ha avuto le sue traversie, pure una ditta storica come la Ferrarini ha i suoi guai».
Nel 2009 lei si presentò alle elezioni comunali nella Lega, lo rifarebbe?
«Assolutamente no, in quel periodo avevo conosciuto Alessandri, ma fu una mia decisione autonoma per protesta contro certi dirigenti della sinistra reggiana, prendemmo il 18 % ed ora sono loro a quella percentuale, ma sinceramente mi sono vergognato di quella scelta». —
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