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I figli in campo... E i genitori? A Reggio Emilia c’è il corso per i papà

Nicolò Valli
I figli in campo... E i genitori? A Reggio Emilia c’è il corso per i papà

Il corso è promosso dall’avvocato reggiano Jean-Cristophe Cataliotti, procuratore sportivo: «Il supporto umano è importante, ma guai a volersi sostituire agli allenatori»

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REGGIO EMILIA. Un workshop pensato per i genitori dei giovani calciatori, per informarli sull’aspetto giuridico che vincola e condiziona la crescita sportiva dei loro figli.

E’ l’idea pensata da Jean-Cristophe Cataliotti, avvocato e procuratore sportivo di Reggio Emilia, che all’Hotel Remilia di via Danubio ha organizzato per sabato 10 l’incontro dal titolo “Sos genitori calcio”, alla sua prima edizione. Cataliotti, autore di diversi testi sul calcio, è fondatore della Cataliotti Football Workshop, che organizza anche corsi di formazione ed incontri per aspiranti osservatori, procuratori, giornalisti, ed è stato anche recentemente ospite negli studi di Sky Sport 24 per promuovere l’evento.

Avvocato, la parola “SOS” rimanda a una richiesta di soccorso. Qual è l’aiuto che il corso si propone di fornire?

«Il grido d’aiuto arriva dai genitori. Il corso è pensato proprio per agevolare i genitori che non conoscendo le norme non riescono a tutelare i diritti dei propri figli, e non sono supportati adeguatamente dalle società di calcio e dagli addetti ai lavori, che approfittano di questa situazione per fare i propri interessi. Il mio obiettivo è formare queste famiglie e prepararle su questo tema».

Come sarà strutturato il corso di sabato?

«Una prima parte sarà teorica, dove mi occuperò di spiegare le diverse norme della Figc. Successivamente i genitori esporranno le loro problematiche, alle quali cercheremo di dare risposta, grazie anche alla collaborazione dell’avvocato nostra ospite Margherita Pittalis, associato di diritto sportivo all’Univeristà di Bologna. Con l’avvocato tratteremo anche la questione dei vincoli, poiché troviamo assurdo che a regolare la felicità di un ragazzo sia una direttiva che spesso impedisce un trasferimento a costo dell’insoddisfazione dell’atleta. Ci sono arrivate richieste di genitori da diverse zone d’Italia, e questo ci dice che il tema è molto sentito».

Ritiene esagerato il concetto di calcio-business di oggi? Quanto è importante il ruolo della famiglia nella crescita di un talento?

«I bravi genitori sono quelli che non interferiscono nelle situazioni calcistiche. Il talento dei genitori sta nel riconoscere le capacità dei propri figli, e nel caso assecondarle, ma senza eccessive pressioni».

Il calcio è ormai a tutti gli effetti un comparto economico fondamentale della nostra società. Ma a livello giovanile occorre mettere un argine a questa deriva, non crede?

«Bisogna pensare prima di tutto all’aspetto umano perché un calciatore, soprattutto giovane, non è una merce. Se tutto viene svolto nel rispetto dei sani principi etici prima che giuridici non ci sono problemi. Il rischio che spesso si corre è però quello di illudere famiglie e ragazzi facendo credere loro di diventare dei professionisti».

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