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Dopo aver analizzato la prestazione dei suoi al Mediolanum Forum il tecnico Devis Cagnardi fa luce sul battibecco con l’ala americana 

«Ho ripreso Griffin perché non ha rispettato un compagno»

L.P.
«Ho ripreso Griffin perché non ha rispettato un compagno»

L’intervista«Ho reagito come deve reagire un allenatore». Lo chiude così, il tecnico Devis Cagnardi il battibecco ripreso anche dalle telecamere nel terzo periodo con Eric Griffin.«Nel terzo quarto...

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L’intervista

«Ho reagito come deve reagire un allenatore». Lo chiude così, il tecnico Devis Cagnardi il battibecco ripreso anche dalle telecamere nel terzo periodo con Eric Griffin.

«Nel terzo quarto sapevamo che avremmo voluto avere un approccio a livello di concentrazione diverso, al di là di aspettarci di un’aggressione fisica. Griffin era un po’ appannato proprio in quella che era la concentrazione. Di conseguenza ho pensato che sarebbe stato meglio per la squadra toglierlo e mettere lì un altro giocatore al suo posto. La sua reazione? Non è stato per il cambio ma per un errore di un compagno. Quello ha commentato, non il cambio. Io ho reagito come deve fare un allenatore dicendo di rispettare il compagno e di pensare a quello che deve fare lui».

Se Griffin è stato negativo, altri hanno risposto bene.

«Gaspardo ha lottato, così come hanno fatto tutti gli altri. Chiaro, a parte Vigori, era l’unico lungo di ruolo assieme Griffin ed è stato chiamato in causa, ha risposto bene. Ha avuto tante opportunità in una squadra che non aveva tanti riferimenti in quel ruolo. Si è espresso al meglio, si è fatto trovare pronto».

Così come ha fatto Mussini.

«Non avevo dubbi - spiega Cagnardi -. Federico ha fatto buone cose ed è la conseguenza di ciò che sta facendo giorno dopo giorno. Emotivamente era una partita facile, in quanto non avevamo nulla da perdere. I ragazzi l’hanno saputa interpretare bene, anche contro una fisicità impari».

«Sapevamo che sarebbe stata una partita di sofferenza - ammette - in primis perché si gioca a Milano contro una squadra molto forte, secondariamente perché non eravamo al meglio. Eravamo pronti dal punto di vista emotivo e nervoso. Volevamo mettere in campo quelle poche idee che potevamo permetterci di mettere in campo. Siamo partiti discretamente, abbiamo fatto un primo tempo tutto sommato buono. Milano non ha saputo accendersi per diversi motivi, ma qualcosa di nostro per non farli accendere l’abbiamo messo in campo». —

L.P.

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