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«Sono qui per fare il gioco che serve alla squadra»

Francesca Manini
«Sono qui per fare il gioco che serve alla squadra»

Il capitano Fabroni dopo la vittoria con Livorno spazza via ogni dubbio su possibili timori reverenziali nei suoi confronti

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Nel mezzo del cammin del girone di andata, la Conad si ritrovò al terzo posto in classifica. È questa la bella foto ricordo scattata domenica al Bigi al termine di una sesta giornata di campionato che, grazie al 3-0 rifilato di grinta all’Acqua Fonteviva Apuana Livorno, ha visto il Volley Tricolore portarsi a quota 11 pari merito con Livorno e Spoleto. Davanti ci sono solo la regina Brescia, imbattuta a quota 18, e quella Mondovì che dall’alto dei suoi 14 punti l’aspetta al pala Manera domenica alle 19. Passato a testa alta l’esame contro i toscani, infatti, per la formazione di Mastrangelo c’è subito un altro difficile banco di prova che non spaventa però il capitano Marco Fabroni, con la sua ventennale esperienza in categoria.

Fabroni, questa Conad quindi le piace?

«Molto, siamo una squadra di carattere che ha un buon margine di miglioramento e il bello è che essendoci un’ottima base, sappiamo bene su cosa e come lavorare. Il campionato è lungo e c’è tempo per crescere arrivando a fare la differenza come l’ha saputa fare la capolista Brescia contro di noi: questione di pochi palloni che in quel caso però sono stati loro a mettere per terra».

Dovete lavorare su...?

«Ci sono ancora errori banali da limare e posto quattro da sistemare: se in banda Ippolito si è dimostrato un punto fermo, l’alternanza tra due ottimi giocatori come Silva e Bellini non ha ancora restituito l’equilibrio perfetto. Al centro invece sono felice per Sesto che nelle prime settimane ha sofferto e finalmente si è sbloccato giocando come voleva con 10 punti personali. Ottimo anche Quarta, salito per Benaglia, fermato da un problema al piede. I numeri per continuare a fare bene li abbiamo tutti».

Un 3-0 così secco contro Livorno se lo aspettava?

«A dire il vero no e il risultato è ingannevole perché Livorno rimane una squadra forte, tosta da battere, ma siamo stati bravi a imporre il nostro gioco. Dopo essere riusciti a non farli entrare in partita portandoci in vantaggio, sembrava tutto facile e invece ci siamo ritrovati a lottare punto a punto sul finale a causa di nostri errori banali tra appoggi imprecisi e rigiocate non riuscite. Io per primo non ho forzato in battuta come avrei dovuto, poi per fortuna abbiamo reagito».

Bellei 17 punti, Ippolito 14, Bellini 12: l’intesa con i suoi schiacciatori c’è.

«Sì, ma confesso che non è stata immediata. Ne abbiamo dovuto parlare tutti insieme perché avvertivo nei miei confronti una sorta di timore reverenziale come se, vuoi per l’età vuoi per l’esperienza, fosse la squadra a doversi adeguare a me e non il contrario. Ho voluto chiarire subito che sono qui per fare il gioco che serve ai ragazzi, quello che garantisce i punti e adesso sta andando alla grande».

Cosa avete cambiato?

«Palla ai centrali non eccessivamente spinta e più morbida in banda per permettere una maggior scelta nel colpo. Lo stesso vale per Bellei, con il quale all’inizio avevamo estremizzato una palla bella da vedere ma non così efficace, quindi abbiamo aggiustato il tiro. Sono al servizio della squadra, se continuiamo a confrontarci possiamo crescere ancora tanto e toglierci delle belle soddisfazioni». —



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