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premio piccinini a mariella iotti 

«Tanti ricordi, è bello vincere ma è bella anche la foto del figlio di un ex giocatore»

ADR.AR.
«Tanti ricordi, è bello vincere ma è bella anche la foto del figlio di un ex giocatore»

REGGIO EMILIA«Il Reverberi? Una grandissima soddisfazione, inaspettata. Oltretutto ho vinto il premio Piccinini, dedicato a una persona che ho conosciuto e stimato tanto». Non nasconde l’emozione...

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REGGIO EMILIA

«Il Reverberi? Una grandissima soddisfazione, inaspettata. Oltretutto ho vinto il premio Piccinini, dedicato a una persona che ho conosciuto e stimato tanto». Non nasconde l’emozione Mariella Iotti, vincitrice del premio Reverberi. «Sono contenta, è un riconoscimento importante, una bella emozione. Ho ottenuto questo e il premio Pizzi, intitolato al mio maestro, non l’avrei mai detto». Il coronamento di una carriera lunghissima, iniziata come giocatrice alla Torre e proseguita come coordinatrice del minibasket del Basket Jolly. «Quando ho iniziato io, erano gli anni di Lombardi e del boom della Pallacanestro Reggiana, un bel traino per tutto il settore anche se comunque a Reggio l’attenzione c’è sempre stata. All’epoca si creò un coordinamento del minibasket, tutte le squadre erano sponsorizzate Sidis e questo era un bell’aiuto».

Si parla dei primi anni ’80, gli esordi di una carriera quasi tutta al Jolly. «In due occasioni sono andata a Parma, ma la gran parte del mio percorso l’ho fatto nella mia città, ho visto passare tanti ragazzi e vissuto tanti momenti belli e brutti».

La scelta non manca: «Chiaramente vincere un campionato è bellissimo, ma lo è anche essere invitata al matrimonio di un ex giocatore, o ricevere le foto di suo figlio appena nato. Le delusioni? Un campionato nazionale a Scafati andato male non per colpa nostra, con una squadra forte, avevamo anche Pugi». Inevitabile tornare ai tanti giocatori allenati. «Ne sono passati molti. Cervi, Masoni, Cortesi, Pugi, Riccardo Artoni che ora fa il procuratore. A Parma sicuramente Matteo Bertolazzi (morto 34enne per leucemia), era una persona speciale». —

ADR.AR.

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