Il diavolo Matteo Dell’Acqua «Che emozione l’haka maori»
La seconda linea del Valorugby protagonista con la nazionale brasiliana All’esordio a San Paolo ha sfidato gli All Blacks davanti a 35mila tifosi
reggio emilia
Un Diavolo in nazionale.
Non con la maglia azzurra, ma con quella verde-oro della selezione brasiliana di rugby. È stato un esordio indimenticabile quello di sabato scorso a San Paolo per Matteo Dell’Acqua, seconda linea del Valorugby.
Il 27enne nativo di Milano, infatti, avendo la doppia nazionalità, ha optato per vestire la maglia del Brasile accettando la convocazione del coach Rodolfo Ambrosio. Una scelta di cuore (la madre è brasiliana) e di testa (dopo aver giocato nelle nazionali giovanili, per Dell’Acqua le porte dell’Italia del Ct Conor O’Shea non si sono mai di fatto aperte). L’esordio contro la leggenda All Blacks (seppur nella formazione Maori), ha reso tutto ancora più magico.
«Ho ancora la pelle d’oca - racconta dal Brasile -. Non potevo sognare esordio più emozionante. In primo luogo perché allo stadio (il Morumbi, quello dove gioca abitualmente il San Paolo di calcio) c’erano 35mila tifosi. In più, giocare contro i Maori All Blacks non capita certo tutti i giorni. Infine, anche la partita nonostante il risultato, è andata bene».
Il punteggio finale recita infatti 35-3 per i neozelandesi, ma la formazione brasiliana ha fatto una bellissima figura mettendo spesso sotto i più blasonati avversari.
«Siamo stati dominanti in mischia chiusa - spiega Dell’Acqua - e abbiamo difeso molto bene sulle loro azioni in campo aperto. Ovviamente alla lunga la loro tecnica, velocità e talento hanno avuto il sopravvento. Ma penso che lo scarto di punteggio finale non rispecchi l’andamento del match, con meno errori avremmo limitato il disavanzo».
Dell’Acqua è entrato in campo al 4’ del secondo tempo. Ma era già schierato con i suoi compagni a inizio match di fronte alla tradizionale “haka”. La risposta dei giocatori brasiliani stretti in un grande abbraccio collettivo ha fatto il giro del mondo.
«Non è stata una risposta preparata a tavolino. Quell’abbraccio che ha tanto colpito in realtà è un rito dei guerrieri Tupis, gli indigeni autoctoni brasiliani. Qui il rugby è crescita. Merito anche dell’allenatore Ambrosio, che è argentino ma con genitori italiani, molto bravo e competente».
Nelle parole di Dell’Acqua non c’è nessun rimpianto per la maglia azzurra.
«Non penso mi avrebbero mai chiamato. Ma non la vivo come una rinuncia alla maglia azzurra. Io mi sento sia italiano sia brasiliano e quindi per me questo è uno step ulteriore in carriera».
Carriera che lo lega al Valorugby. «Torno in Italia il 18, e dal 19 mi rimetto a disposizione di coach Manghi. Ho visto il match di San Donà su youtube, non avevo il minimo dubbio che i ragazzi portassero a casa la vittoria. Siamo una vera squadra e una vera società. Abbiamo un grande progetto. Ai tifosi dico che non vedo l’ora di tornare coi Diavoli e dare tutto me stesso per il mio club», chiude. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
