Gazzetta di Reggio

Sport

la caduta contro i toscani 

Un gruppo “intossicato” incapace di generare gioco

Adriano Arati
Un gruppo “intossicato” incapace di generare gioco

La partita contro Pistoia ha evidenziato ancora una volta i limiti del team Si moltiplicano i black out difensivi e la regìa fatica a governare i ritmi

3 MINUTI DI LETTURA







La sconfitta nel finale? A oggi è forse il problema minore per la Grissin Bon.

Può sembrare paradossale, ma in questo momento delicatissimo il tema principale per Reggio è la miscela fra l’incapacità di generare gioco compiuto e i perenni cali di intensità, mai mancati in nessuna gara. Il risultato con Pistoia potrà incidere sulla corsa salvezza, ma per questi discorsi mancano comunque mesi e la situazione societaria di Cantù lascia presagire un possibile collasso con conseguente blocco delle retrocessioni.

Le difficoltà tecniche ed emotive della Grissin Bon invece sono giù sul piatto, ed è difficile non vederle. Oltretutto, è difficile anche parlare di problemi di crescita. La squadra biancorossa è calata progressivamente nelle ultime settimane, inevitabilmente segnate dagli infortuni e dalle tensioni dentro e fuori dal campo. Con Cantù, Torino e pure con Milano si erano visti discreti sprazzi di energia, con Avellino e con Pistoia invece si sono toccati i punti più bassi, interi periodi di encefalogramma piatto che hanno condannato a due tonfi pesanti e molto dolorosi. Con i campani, il punteggio è stato limato quando la Sidigas ha alzato il piede dall’acceleratore. Con i toscani, una rimonta si è vista, figlia dell’orgoglio e dei limiti dei pistoiesi, privi per quasi tutto il match pure dello statunitense Peak a causa di un infortunio. Ma è stata una reazione di puro istinto, guidata dalle bombe di Mussini e dall’improvvisa sveglia di Ledo dopo tre quarti difficili.

La risposta non è stata “di sistema”, per usare una parola di moda. Solo gli sprazzi individuali hanno trainato i biancorossi sino alla parità.

Il grande accusato è Ledo, come ovvio che sia visto il suo ruolo. Ma a oggi, piaccia o non piaccia, Reggio va dove la porta lui. L’assenza di gioco collettivo non permette di generare attacco, e solo le “zingarate” di talento della guardia Usa portano punti e tiri. Non il massimo della vita per i biancorossi, vista l’incostanza del soggetto. Cervi ha giocato con orgoglio, ma un centro più di tutti ha bisogno di essere rifornito.

L’unico a cavarsela è stato Aguilar. Oltre che un giocatore di alto livello è anche l’ultimo arrivato, e forse non è ancora stato “intossicato” dall’onda negativa che sta travolgendo il gruppo.

Ora la pausa porterà novità, ma prima di tutto vanno sistemati i guai interni. A partire dai black-out a zero concentrazione in cui la difesa è assente e il presidio a rimbalzo risibile. Ma non mancano i temi tattici.

A difesa schierata ci sono pochissime soluzioni, l’assenza di Butterfield toglie pressione alle difese e la regia sta faticando a governare i ritmi e pure a far male: Candi in attacco ancora non incide, Llompart è in difficoltà contro avversari spesso molto più atletici. Il rientro di Cervi e l’arrivo di Aguilar potrà dare una bella mano perché porterà pericolosità vicino al ferro, ma i lunghi andranno innescati. Pur a essere ottimisti, il lavoro da fare è parecchio. —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google