«Sviluppiamo talenti lavorando a contatto con la prima squadra»
L’INTERVISTATOMMASO LANDININicolò Melli, ma non solo: sono tanti i giovani che si sono costruiti una solida carriera professionistica grazie al settore giovanile della Pallacanestro Reggiana....
L’INTERVISTA
TOMMASO LANDINI
Nicolò Melli, ma non solo: sono tanti i giovani che si sono costruiti una solida carriera professionistica grazie al settore giovanile della Pallacanestro Reggiana.
«Contiamo circa sessanta tesserati - spiega Andrea Menozzi, allenatore dell’Under 18 che nel weekend è attesa all’appuntamento con la Next Gen Cup a Pistoia e responsabile del settore giovanile biancorosso - suddivisi in quattro squadre: Under 18, Under 16, Under 15 e Under 14. Le prime tre partecipano a campionati di Eccellenza, mentre l’Under 14 ad un campionato Elite. Per i ragazzi più piccoli e per i bambini ci relazioniamo con la Scuola Basket, società distinta, ma a noi collegata».
Il campo cosa dice?
«L’Under 18 sta facendo davvero un ottimo cammino, ma anche i risultati degli altri team sono in linea con le aspettative. Sono arrivati da noi tanti ragazzini nuovi, cui vogliamo lasciare il giusto tempo per adattarsi al contesto e maturare».
Lei è responsabile di tutto il settore giovanile. Come coordina il lavoro con gli altri allenatori?
«Anzitutto ci vediamo giornalmente in palestra: questo ci permette di condividere le informazioni relative all’aspetto più squisitamente tecnico e sportivo. Da un punto di vista organizzativo, poi, le responsabilità sono suddivise tra di noi, anche perché le cose da fare sono davvero tante: oltre alle partite ci sono gli allenamenti, gli spostamenti, la gestione della foresteria».
Qual è il rapporto con coach Cagnardi e lo staff della prima squadra?
«Il rapporto è molto stretto, ci sentiamo quotidianamente. Questo lavoro è notevolmente agevolato dal fatto che Devis ha allenato per diversi anni nel nostro settore giovanile, per cui sa perfettamente come lavoriamo. Alcuni ragazzi dell’Under 18, come Cipolla e Dellosto, sono anche in prima squadra».
Cosa può dirci di loro?
«Quest’anno abbiamo fatto la scelta di tenerli qui anziché mandarli in campionati senior di serie minori: questo perché riteniamo che siano ragazzi con grandi potenzialità, ma con alcuni aspetti da maturare, sui quali preferiamo lavorare noi. Pensiamo che il contatto con la prima squadra, e quindi con un contesto professionistico, possa fare loro davvero bene».
Per tanti giovani che crescono e arrivano alla prima squadra, altri che compiono scelte diverse. Russell Tchewa, già nel giro della prima squadra, ha scelto di volare negli States.
«Fermo restando che le scelte personali vanno rispettate, dal mio punto di vista la decisione di non completare la formazione italiana è incomprensibile ed errata».
Crede ci vorrebbero norme a tutela delle società che investono tanto sul settore giovanile?
«Norme stringenti non possono essere emanate: si potrebbero sottoporre ai ragazzi giovani dei contratti professionistici, ma rimarrebbe comunque la libertà di rifiutarli. Piuttosto, si dovrebbe coprire il “buco” formativo che esiste in Italia per i ragazzi tra i 18 ed i 22 anni. Noi addetti ai lavori lo diciamo da 10 anni, ma non veniamo ascoltati». —
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