Gigi Apolloni tende la mano «Alla maglia granata devo la mia carriera»
REGGIO EMILIA. Gigi Apolloni che da giocatore vestì la maglia granata non rinnega nemmeno la sua breve parentesi - un paio di mesi all’inizio del 2013 - sulla panchina della Reggiana. «Troppi problemi- dice Apolloni riandando con la mente a quei giorni- dentro e fuori dal campo, mancavano i presupposti per fare bene e fu un vero peccato perché Reggio merita tanto e poi io a quella maglia sono legato, è stata la mia prima nel calcio che conta».
Apolloni il campionato di D lo ha già vinto un paio di stagioni fa con il Parma, lo ha trovato cambiato?
«È aumentata la qualità, con la riduzione delle squadre in C diversi giocatori hanno accettato di scendere di categoria, di contro c’è la regola dell’obbligo dei giovani e non tutti sono già pronti, all’altezza, ma a prescindere che ogni campionato ha la sua storia il livello è cresciuto».
Ora c’è il derby, chi rischia di più? La Reggiana è a – 5, ha l’imperativo di non perdere…
«Niente calcoli, sono 2 squadre costruite per stare in alto, hanno giocatori importanti, non credo sia decisivo in un senso o nell’altro, vedo un derby aperto, giocato su un terreno buono non come quello di Pavia, in un’ottima cornice, mi auguro dia emozioni perché il calcio vive di quelle».
Due anni fa la Reggiana andò in crisi dopo la sconfitta nel derby con il Parma. La storia si può ripetere per chi dovesse uscire sconfitto?
«Non penso e mi auguro di no, sia noi sia la Reggio Audace hanno alle spalle dirigenze serie, preparate, equilibrate, hanno giocatori ed uomini in grado di reagire ad un eventuale passo falso. Per la tifoseria può essere diverso, è vero».
Dove si può decidere il derby, negli episodi?
«Sono tante le variabili, si affronteranno 2 squadre con elementi in grado di trovare la giocata decisiva in ogni momento, non riesco ad individuare a priori chi e cosa possa far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, di certo mi aspetto una partita equilibrata».
La Reggiana la conosce?
«Ha ottimi giocatori, è partita tardi, ma ha preso gente che ha fatto la C, forse ha qualche giovane in più di noi, è difficile da superare». —
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