La Grissin Bon a Brindisi nel momento peggiore
Ingranaggi oliati e un’alta coesione: la squadra di Vitucci non è una rivale facile Il ko contro Varese non ha fatto che accrescere la fame di vittoria
Tosta, atletica, coesa. Una squadra ben assemblata e ben allenata, partita con fiducia e ora piena di ambizioni. Non è proprio la rivale più malleabile del momento, l’Happy Casa Brindisi prossima rivale della Grissin Bon. Dopo l’addio dello sponsor Enel e un anno di sofferenza, in questa stagione la società pugliese è ripartita di slancio, confermando l’ottimo coach Frank Vitucci e ricostruendo la rosa praticamente da zero. Ha messo insieme veterani “stagionati” e affidabili e giovani stranieri ambiziosi, unendoli ad una panchina italiana di discreta qualità e profondità.
Ora è terza a 10 punti, con cinque vittorie e tre sconfitte, in piena corsa per la qualificazione per le Final Eight di Coppa Italia. In casa, forte del suo pubblico, ha tre successi e un solo tonfo, con Sassari. Nell’ultimo turno ha perso nettamente a Varese e ora vorrà approfittare della prima occasione utile per riprendere la corsa davanti ai propri tifosi. E questa Reggio, fragile e ridotta ai minimi termini, è purtroppo un “bersaglio” ideale.
Sinora la formazione di Vitucci è un ingranaggio ben oliato, con tanti uomini in grado di far male in attacco e una difesa affidabile, la terza migliore del torneo con soli 76.9 punti concessi a gara, 11 in meno rispetto alla Grissin Bon. L’attacco non è fiammeggiante, 80.1 per match, ma la cifra non stupisce particolarmente per una squadra che non ama particolarmente correre e cerca spesso di governare i ritmi per andare vicino al ferro, dove ha muscoli e mani buone da capitalizzare.
I giocatori più efficaci sinora sono i due “nuovi”, quelli sulla carta da testare in serie A. Il play Wes Clark e il lungo John Brown hanno risposto benissimo. Clark, appena uscito dall’università, è un regista veloce, compatto, più finalizzatore che creatore per gli altri, bravo a trovare spesso l’area nonostante i soli 184 cm.
Non è altissimo per il ruolo nemmeno Brown, ala-centro di 203 reduce da due annate brillanti in A2 a Roma e Treviso. Al piano di sopra ha confermato le sue doti di agilità e potenza, sa come chiudere nel pitturato anche contro rivali più massicci, prende falli e si fa sentire a rimbalzo. Il contesto è adatto a farlo rendere, perché l’altro lungo titolare è il tosto Tony Gaffney, 34enne lottatore d’area con cifre poco vistose ma capace di dare cattiveria ed intensità nel pitturato, permettendo a Brown di svettare.
Discorso simile per l’ala piccola, Jeremy Chappell, grande mattatore con Cantù l’anno scorso. Durissimo, buon tiro da fuori, è il consueto collante che porta punti e tenuta. Il quintetto è chiuso dalla teorica stella, la guardia Adrian Banks, già protagonista in serie A con Varese e Avellino. Viaggia a 14.1 punti di media, non cifre roboanti per un giocatore con le sue doti atletiche e tecniche; in un gruppo produttivo, sta giocando per la squadra attirando raddoppi e generando spazi per gli altri. In serata singola può smantellare una difesa da solo, come ai bei tempi.
Dalla panchina escono un altro veterano, Erik Rush, ala duttile che conosce bene l’Italia, e Moraschini, rinato con la cura Vitucci. Ne mette quasi 9 di media e si è guadagnato anche una chiamata in azzurro. Chiudono la rotazione il play Zanelli e Wojciechowski, sinora limitato da guai fisici. —
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