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l’impresa dei biancorossi 

Una zona di vecchia scuola ha imbrigliato i tiratori della Happy Casa Brindisi

A.A.
Una zona di vecchia scuola ha imbrigliato i tiratori della Happy Casa Brindisi

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REGGIO EMILIA. Ritmi bassi, buona mira dall’arco e per una volta un discreto presidio dell’area.

La preziosissima vittoria biancorossa a Brindisi è figlia di scelte forse obbligate ma comunque rivelatesi decisamente efficaci da parte dello staff tecnico. Con otto uomini disponibili, Cagnardi ha puntato per gran parte della gara sulla difesa a zona, schierando spesso anche la 1-3-1, combinazione negli ultimi anni quasi sparita dai radar.

Una strategia pensata anche in base alle caratteristiche di Brindisi, formazione abituata a ritmi tutto sommato lenti e a sfruttare le proprie doti in area.

La pessima serata di mira ha decisamente aiutato la Grissin Bon: i pugliesi hanno chiuso con 7/30 da 3 punti, un misero 23.3% risultato fatale. La 1-3-1 ha tolto spazio nel pitturato concedendo invece metri sul perimetro, i tiratori di Vitucci hanno infilato una striscia negativa che ha tolto ulteriormente fiducia. Non a caso, il tentativo di rimonta è stato alimentato dalle poche bombe entrate in fila.

L’altro dato significativo è la presenza a rimbalzo.

Con la zona il rischio è quello di scoprire l’area, gli attaccanti non possono essere tagliati fuori “a uomo”.

Cervi e Aguilar sono stati invece molto bravi a tener botta sfruttando i superiori centimetri per portare a casa 17 rimbalzi in due. Reggio ne ha catturati 37, Brindisi 36 fra cui 14 offensivi: un dato elevato ma inevitabile, perché i pugliesi hanno tanti elementi atletici e reattivi e la bassa precisione ha aumentato i palloni giocabili.

Infine, il controllo del ritmo. La Grissin Bon non ha praticamente mai accelerato, per conservare energie e per imbrigliare gli avversari. Anche questa era una scelta per certi versi scontata, con soli quattro quattro esterni e nessun vero contropiedista a disposizione.

Ma ad ogni modo una mossa efficace, e non era scontato.

I giocatori sono stati bravi a tenere sempre altissima la concentrazione, in attacco e in difesa, senza mai mollare la presa nemmeno durante la rimonta. E questo è senza dubbio il segnale miglior.

Al resto ha pensato la qualità del lungo spagnolo Pablo Aguilar, oggettivamente giocatore che c’entra poco con la bassa classifica italiana. —

A.A.

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