Stavolta Marta si fa i complimenti «Brava anche a trascinare la squadra»
Intervista alla spadista reggiana che domenica a Nancy ha conquistato l’oro ai Mondiali Militari
l’intervista
Alessandro Zelioli
«Sentivo che stavo bene e che sono in un bel periodo di forma. Non mi sarei aspettata un oro. Ma le sensazioni erano davvero buone».
Così Marta Ferrari, la ventottenne spadista dell’Ama Koala di Reggio e dell’Aeronautica, commenta il risultato ottenuto a Nancy dove, assieme Roberta Marzani e Federica Boscarelli entrambe dell’Esercito, ha conquistato l’oro a squadre ai Campionati Mondiali Militari.
«Sono spesso critica verso me stessa _ prosegue l’allieva di Massimo Bertacchini, Maestro e fondatore dell’Ama Koala di Reggio _ ma stavolta devo dire che sono stata veramente determinante. Non solo nel tirare, perché abbiamo tirato tutte molto bene altrimenti non avremmo stravinto la finale contro una Francia molto forte. Sono stata brava nel capire quando era ora di approfittare dei momenti di debolezza delle avversarie. Non è autoincensarsi - chiarisce subito la spadista reggiana - perché chi mi conosce sa che non ne sarei capace. C’è sempre in una squadra un elemento che trascina più degli altri. Stavolta quel ruolo, è toccato a me».
Un ruolo cercato quella del leader che ha portato alla vittoria la squadra?
«La squadra è nata apposta per questa competizione. Ci conosciamo, ci stimiamo ma non abbiamo mai gareggiato assieme. La competizione a squadre è molto diversa dalle sfide in singolo. Servono sincronismi e il saper leggere le situazioni, che negli assalti in solitaria non esistono. In questo siamo state ancora più brave. Abbiamo fatto subito squadra senza eleggere un leader. In pedana era come se fossimo sempre in tre. Credo che questo sia il vero segreto di questa vittoria».
Quindi si è vestita da capitano?
«Non ne avevamo uno. Per età sarebbe stata la Boscarelli, ma alla fine abbiamo deciso che non era necessario eleggerne uno. In fondo è solo un ruolo virtuale. Ma alla fine è andata diversamente: c’è stato un momento in cui ho sentito che potevo fare qualcosa per la squadra. Ed è andata come sentivo».
Quindi un oro annunciato?
«Per vincere occorre che tante situazioni si mettano nel modo giusto. Non era annunciato anche perché in semifinale abbiamo incontrato la Russia che, secondo me, era ancora più forte della Francia. Diciamo che in questa competizione, tutto è andato per il meglio».
Non così, invece, nella gara individuale...
«No. Li speravo decisamente di fare qualcosa di più. Sono uscita nel derby con la Boscarelli, contro la quale sono sempre stata in vantaggio. Nell’ultimo minuto ho subito il pareggio e poi la stoccata decisiva. Ho chiuso sedicesima. Avrei dovuto gestire meglio questo attacco. Ma contro le italiane faccio sempre così. Le soffro. Magari batto atlete straniere che sulla carta sono considerate anche più forti, ma contro le italiane proprio non trovo il risultato importante».
Forse sente la competizione per un posto nella Nazionale?
«Credo ci sia un fondo di verità. Questo rapporto instabile con la maglia azzurra in qualche modo lo sento. Ora spero che con questo risultato, ci possa essere la certezza di poter fare tutte le gare di Coppa del Mondo che mancano alla fine della stagione. Guardando i risultati, avrei già questo diritto. Ma so che non basta. Dovrò per forza cercare un exploit in una gara che conta. Allora sì che potrei ambire a qualcosa che sento di meritare».
Perché ha un obiettivo fisso in testa, vero?
«Si, quella Olimpiade la vorrei proprio fare. Vorrei provarci una volta nella vita a fare quella competizione. Sento ancora tanta passione e tanta voglia di tirare con la spada. Mi alleno a Reggio, vado a Milano per perfezionarmi con maestri che allenano Campioni internazionali alfine di migliorare la mia tecnica. Spero che possa arrivare al più presto quel podio in Coppa del Mondo che ho segnato come obiettivo del 2019».
A chi ha dedicato il successo di Nancy?
«A mia sorella Diana e ai miei genitori. Senza di loro non avrei potuto fare nulla di quello che sto facendo».
A sette anni Marta Ferrari ha iniziato a salire in pedana. E lo ha fatto proprio con i colori reggiani. Sente di essere un po’ l’emblema di quel piccolo mondo che è l’Ama Koala?
«Qui non c’è tradizione e tutto quello che è uscito dal 1993, ha in Massimo Bertacchini il simbolo. Senza di lui non ci sarebbe stata la scherma a Reggio. Io spero di aver aperto una strada a coloro che vogliono imparare uno sport meraviglioso. Certo - conclude Marta - occorre sacrificio e dedizione. Chissà, magari un giorno mi dedicheranno una pedana nella palestra di via Melato». —
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