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Bertazzoni, la Riese e l’incubo retrocessione «Ora siamo nel tunnel ma salteremo fuori»

LUCA CAVAZZONI
Bertazzoni, la Riese e l’incubo retrocessione «Ora siamo nel tunnel ma salteremo fuori»

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l’intervista

LUCA CAVAZZONI

«Pensare che la Riese possa retrocedere, è per me impossibile».

Il presidente della Riese Massimo Bertazzoni non nasconde la gravità della situazione per la sua squadra...

La classifica però sta dicendo che il rischio c’è ed è concreto...

«Vero, inutile nasconderlo siamo stati obbligati a prenderne atto. Per come si è sviluppato il nostro campionato, dobbiamo cercare di uscire da questa situazione».

Massimo Bertazzoni è schietto e diretto, l'analisi del presidente dei rossoneri non può prescindere dall'attuale ed imprevisto penultimo posto nel girone B di Promozione.

«Sotto l'aspetto numerico - prosegue Bertazzoni - il bilancio di metà annata è nettamente negativo. Ci abbiamo anche messo del nostro, ma sicuramente è un accumulo di situazioni negative. Da quando sono presidente, ammetto che mai mi era capitata una cosa del genere».

Si riferisce a qualcosa in particolare?

«Se siamo in fondo alla classifica, significa che qualcosa non va. Ci è capitato di tutto e di più, mentre noi abbiamo sbagliato a valutare qualche giocatore. I giovani hanno finora avuto un rendimento ottimale, chi ha patito maggiormente queste difficoltà sono stati gli elementi più esperti. È ovvio che in questo ragionamento c'è qualcosa che non torna, ma che sfugge da ogni concetto logico di calcio».

Siete anche incappati in diversi episodi arbitrali...

«Da un po' di anni non parlo degli arbitri, ma mi limito ad osservare con attenzione. Da presidente di una società, mi faccio un'unica domanda. Qua si investono risorse e tempo, mi chiedo se valga ancora la pena farlo. Assisto spesso a decisioni arbitrali che mi lasciano esterrefatto, specie nel modo di concepirne il regolamento. I nostri sforzi a livello dirigenziale vengono spesso vanificati da questi fattori, inoltre non sopporto chi sostiene che senza arbitri non si possa giocare per il solo quieto vivere».

Le aspettative estive non erano certo quelle di dover soffrire in questo modo.

«Psicologicamente non eravamo pronti a trovarci là in fondo, ma l'ambiente ha capito che ora il rischio è concreto. Gioco ed impegno non mancano, ma triboliamo nel venirne a capo. Fatichiamo a segnare, il non riuscire a fare gol condiziona spesso le nostre partite. Non nascondo che siamo tra le società che hanno investito di più, ma per fare risultato non è sufficente. Bastasse questo, sarebbe semplice fare la somma degli investimenti e determinare poi la classifica sulla base di questi conteggi».

Come si esce da questa situazione?

«Ho piena fiducia nel gruppo, a maggior ragione dopo aver visto all'opera tutte le nostre avversarie. Ritengo che ci siano diverse squadre che almeno sulla carta sono inferiori alla nostra, quindi, con la dovuta tenacia, potremo uscire da questa crisi. Siamo alle prese con un campionato strano, dove la prima può tranquillamente perdere contro l'ultima».

C’è chi sostiene che il girone A sia più competitivo del vostro. Che ne pensa?

«Che questi paragoni che non hanno senso. A mio avviso tutto dipende dagli obiettivi che si sono date le varie società». —

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