Antonioli con gli uomini contati «Ma non mi deluderanno»
L’allenatore granata costretto a portare in panchina otto “under” su nove: «Ma andiamo avanti»
L’INTERVISTA
CRISTIANA FILIPPINI
In poche settimane il tecnico granata Mauro Antonioli è passato da una rosa abbondante tanto da essere stato costretto spesso a fare scelte "dolorose”, ad una rosa ridotta ai minimi termini come quella di oggi.
«Per questa partita - spiega l'allenatore - non avrò a disposizione Belfasti, Ponsat, Narduzzo, Osuji e Rozzio: facciamo di necessità virtù. Ma sono convinto che i ragazzi faranno un'altra prova di carattere».
In questa situazione il concetto di turn-over finisce in soffitta.
«Purtroppo è così ma andiamo avanti. Avremo una panchina solo di under a parte Ungaro».
C'è il rischio di sottovalutare l'Adrense?
«No, questo rischio non c'è. I ragazzi hanno dimostrato maturità, l'unico rischio può arrivare dalla condizione per le quattro partite molto ravvicinate».
Cosa ci può dire a proposito degli avversari?
«Cerchiamo sempre di documentarci sugli avversari. Si tratta di una squadra che era partita bene poi ha incontrato qualche difficoltà, ma ha comunque fermato il Modena facendoci un favore».
La Reggiana è la terza miglior difesa tutti i gironi della serie D. Solo un caso?
«Sicuramente è un motivo di orgoglio. La solidità difensiva è un aspetto fondamentale per una squadra che ambisce alle posizioni di vertice».
Dal 6 gennaio inizierà il girone di ritorno. Lo possiamo definire il girone di Mauro Antonioli?
«Speriamo che sia così. Vedo la squadra in palla e con lo spirito giusto e sono molto fiducioso».
Ha temuto in qualche momento che la sua avventura fosse giunta al capolinea?
«Sinceramente no, ma è chiaro che i momenti difficili ci sono stati. Più che la preoccupazione di essere mandato via, c'era la preoccupazione per una squadra che non riusciva a trovare una propria identità».
Adesso la squadra la sente sua?
«Assolutamente sì. Vedo una squadra che si allena bene e con lo spirito giusto. C'è un gruppo cementato che all'inizio, per ovvi motivi, non ci poteva essere». —
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