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L’INTERVISTA 

«Io ci ho sempre creduto: non è un podio nè una vittoria ma per me vale tantissimo»

G.G.
«Io ci ho sempre creduto: non è un podio nè una vittoria ma per me vale tantissimo»

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MADONNA DI CAMPIGLIO. Molti lo davano per finito e la sua esclusione dalla squadra azzurra di Coppa del Mondo, che lo aveva costretto a ripartire da gare Fis e Coppa Europa, sembrava il tramonto per la carriera dell’olimpionico di Vancouver, che non si era mai ripreso del tutto dal grave infortunio subìto il 24 gennaio 2016 a Kitzbühel.

Ma ieri, dopo le prime avvisaglie in Coppa Europa, dove mercoledì ha colto un buon secondo posto, a 34 anni appena compiuti Giuliano Razzoli è risorto. Non riesce a trattenere le lacrime, il campione di Villa Minozzo, davanti alle telecamere, al termine dello slalom di Madonna di Campiglio: «È incredibile – spiega il Razzo dopo la premiazione come miglior italiano – Non ci credevo perché, con il 69, era un’impresa, ma qui a Campiglio hanno preparato una pista fantastica. Stavo sciando bene, in Coppa Europa sono andato sul podio e dietro c’è tanto lavoro: sono stati tre anni difficili, è stata dura ed è bello essere qui».

«Era difficile con un numero così alto – continua come un fiume in piena, sfogandosi dopo stagioni difficili – ma ci ho sempre creduto: io e pochi altri. Gli amici ci credevano, io sapevo che stando bene fisicamente potevo tornare come tre anni fa. Adesso sono qua, la strada è ancora lunga, ma questa soddisfazione per me è enorme».

«Ho avuto una bellissima carriera – ricorda l’olimpionico – ma anche tanti infortuni, che non mi hanno permesso di restare al top. Non è un podio né una vittoria ma vale tanto. Mi sono fatto male nel momento migliore della mia carriera, ho lascato per strada vittorie e podi, ma forse non avrei mai goduto per una giornata del genere. Che dire: “Credete tutti in voi stessi”».

E poi una stilettata a chi voleva che smettesse di sciare: «Sono un campione olimpico e quando smetterò lo deciderò io, non gli altri. È stato un percorso difficile tornare da quell’infortunio, ci sono voluti tre anni, ma siamo di nuovo qui nei primi cinque. Non è finito il percorso, vorrei essere fisso a questi livelli e togliermi altre soddisfazioni. Ma devo dire che intanto questa è una grande gioia perché è direttamente proporzionale alla fatica che ho fatto per tornare».

Poi ripercorre le due manche sulla mitica 3Tre: «La prima è stata fantastica ma anche la seconda è stata difficile. Dopo anni, avevo bisogno di arrivare davanti e non ventesimo: ho dovuto prendermi i miei rischi e sono rimasto concentrato come sempre».

Le uscite dei migliori lo hanno favorito: «Anche i fenomeni possono sbagliare. Ho avuto più sfortuna di loro in carriera, quindi posso dirlo serenamente. Anch’io prima di farmi male ho regalato qualche podio, complimenti a Yule e a chi ha sfruttato l'occasione». —

G.G.

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