L’ex arbitro Casoli fischia fallo «Due rigori facili da vedere»
L’ex direttore di gara commenta gli errori commessi in Reggio Audace-Adrense «In serie D i fischietti sono giovani e alcuni non sono abituati a certi palcoscenici»
«I due rigori erano netti e non capisco come mai l’arbitro si sia complicato così tanto la vita quando le decisioni da prendere erano facili». Massimo Casoli, ex arbitro con alle spalle cinque anni di serie C, ed ex addetto agli ufficiali di gara della Reggiana nella scorsa stagione, non ha dubbi sul fatto che in occasione di Reggio Audace – Adrense siano stati commessi gravi errori di valutazione.
Casoli, come valuta l’operato dell’arbitro Matteo Dallapiccola di Trento?
«Quelli reclamati dai granata mi sembrano due rigori netti. Ma l’errore non è stato soltanto non fischiarli».
In che senso?
«Il fallo su Broso per me c’era. Ma nel dubbio perché ammonire l’attaccante? L’ammonizione va data quando c’è una simulazione evidente. Ma qui il contatto fisico c’è stato. Posso capire al massimo che non vuoi fischiarlo, ma perché il giallo? Così ti complici la vita da solo. Lo ha fatto per avallare la tua decisione di non fischiare il rigore? Non ce n’era bisogno».
Poi c’è il fallo su Masini.
«Anche qui. Era evidentissimo. Non capisco come mai non lo abbia fischiato. Non voleva dare l’impresione di voler aiutare la Reggiana? Non so se c’è un retropensiero del genere. Ma con queste decisioni errate si è creata una situazione ambientale di proteste, si è tutto complicato inutilmente. Sbagliato anche annullare il gol per il presunto fallo di Spanò sul portiere: fallo che non c’è stato».
Come si spiega errori così evidenti? C’è anche chi pensa che non siano casuali .
«In D abbiamo a che fare con arbitri in fase evolutiva in termini di esperienza e formazione. Spesso affrontano situazioni ambientali alle quali non sono abituati. Sei abituato ad andare in campi con 150 spettatori e poi ti trovi a Reggio con 4mila persone e uno stadio di un certo tipo. Ed è qui che si vede la maturità di un arbitro. I designatori mandano gli arbitri a Reggio anche per valutare come reagiscono in certe situazioni e se sono pronti per la C».
Reggio come banco di prova per gli arbitri?
«L’anno scorso in serie C spesso c’era un membro della commissione in tribuna per valutare l’operato degli arbitri».
La Reggiana è stata danneggiata anche a Lodi. Il presidente Luca Quintavalli si è sfogato. Ma cosa può fare la società in concreto?
«Si possono far arrivare in Lega delle rimostranze, in modo che il designatore ne prenda atto».
Ma gli errori influiscono sulla carriera dell’arbitro?
«Se è recidivo, ci sono precedenti, può essere».
Lei non crede ai complotti?
«Mi auguro che l’episodio di domenica e quello di Lodi restino isolati e che gli arbitri abbiano maggiore serenità».
A proposito di errori, anzi di orrori, a Siena cosa è successo?
«Quella è una situazione diversa, con un arbitro molto esperto. Ha avuto un vuoto mentale. Non vedo altre spiegazioni. Al massimo poteva fischiare fallo sul giocatore della Reggiana e si toglievo da ogni impaccio. Ma vedere un fallo di mano di un giocatore che cade a terra... a quel punto della partita devi essere sicuro non al 100% ma al 300%. È stato un momento di confusione mentale».
Da ex arbitro non vuole spezzare una lancia a favore dei suoi colleghi, che spesso operano in contesti difficili?
«Sicuramente bisognerebbe capire che anche l’errore dell’arbitro da parte del gioco. Adesso però in serie A con la Var gli errori sono stati ridotti di molto».
Oggi gli arbitri sono contestati anche sui social, inseguiti su Facebook o Messenger dai tifosi arrabbiati...
«Io ho smesso nel 1992. Adesso gli arbitri sono molto più esposti rispetto a noi. La tecnologia ha cambiato tante cose, anche in positivo. Ad esempio è fondamentale per la didattica degli arbitri. Lanno scorso a fine partita vedevo gli arbitri che a fine gava con il telefonino andavano su Sportube per vedere se avevano preso le decisioni giuste». —
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