Cade l’accusa di razzismo per Borelli del Boretto
Boretto. Squalifica confermata ma senza l’aggravante delle frasi di discriminazione razziale.
È quanto stabilito dalla Corte sportiva d’appello della Figc regionale sul ricorso presentato dall’Ac Boretto in merito alla squalifica inferta al dirigente Roberto Borelli.
Il dirigente è stato squalificato fino al 20 febbraio «per proteste e frasi offensive per motivi di discriminazione razziale nei confronti dell’arbitro» in occasione della partita Boretto-Fornovo Medesano del 9 dicembre scorso.
In settimana il presidente Andrea Vaccari si è presentato davanti alla Corte sportiva d’appello a Bologna per illustrare le memorie difensive della società, che aveva presentato ricorso per contestare l’accusa della pronuncia di frasi razziste.
In quella sede il presidente ha ribadito che Borelli non ha indirizzato al direttore di gara Melek Cherni espressioni di matrice razzista. Letto il reclamo, esaminati gli atti ufficiali e sentito l’arbitro della gara il quale, pur confermando il proprio rapporto, non è stato in grado di ricordare con precisione il tenore della frase denigratoria riferita al colore della propria pelle che avrebbe pronunciato il dirigente del Boretto – riporta il comunicato 26 di mercoledì – la Corte ha respinto il ricorso della società borettese, senza ravvisare però «l’effettiva sussistenza di tutti i presupposti per l’applicazione dell’articolo 11 comma 2, che prevedrebbe, in caso di comportamento discriminatorio da parte di dirigenti, la sanzione dell’inibizione per un periodo minimo di quattro mesi».
«Anche se la squalifica è stata confermata in merito alle proteste e alla ritardata uscita dal campo – afferma Vaccari – ci possiamo dire soddisfatti di questo esito in quanto non è stato riscontrato un comportamento razzista o discriminatorio. Questo era l’obiettivo del ricorso, ed è stato raggiunto». —
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