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Pillastrini: "Voglio una Grissin Bon guerriera"

di Riccardo Bellelli
Il nuovo allenatore biancorosso Stefano Pillastrini fra il ds Alessandro Frosini e il dg Filippo Barozzi
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Il nuovo allenatore biancorosso Stefano Pillastrini fra il ds Alessandro Frosini e il dg Filippo Barozzi

Il nuovo allenatore biancorosso è stato presentato ufficialmente mercoledì mattina

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REGGIO EMILIA. Se sono qui è chiaro che ci sono problemi, ma prima di tutto voglio che diventiamo una squadra. Solo così potremo vincere le partite utili per salvarci. Li voglio brutti, sporchi e cattivi».
Il nuovo coach della Pallacanestro Reggiana, Stefano Pillastrini, non ha nascosto che prevede difficoltà, che non ha la bacchetta magica, ma al contempo ha tracciato una strada da seguire per raggiungere la salvezza ed è di idee chiare che per lui la squadra ha bisogno: «Ho visto tutte le partite, ho avuto la relazione dello staff su quelli che sono i problemi emersi, ora tocca a me intervenire con le mie idee. Devo dare certezze ad una squadra che ora non ne ha».
Perché ha accettato di prendere in mano la squadra in questa situazione?
«Ho accettato e sono onorato di essere stato scelto per risolvere questo momento delicato. Speravo che mi chiamassero e voglio dimostrare di essere la persona giusta, non solo nel breve termine ma anche per una collaborazione più lunga. Mi piace il modo in cui si lavora qui, hanno tenuto lo stesso allenatore per molti anni, hanno puntato sugli italiani e lavorano con i giovani».
Su cosa interverrà per raggiungere la salvezza?
«C’è molto da fare a livello tecnico, tattico e gestionale. Vedo potenzialità, ma per poterle sfruttare dobbiamo diventare una squadra e giocare come tale, affrontando le cose insieme. Dobbiamo diventare una squadra di guerrieri. La prima cosa è l’aspetto agonistico. Voglio un gruppo pronto ad andare oltre l’ostacolo. Solo diventando una squadra potremo vincere una serie di 4-5 partite. Non so però quanto servirà per arrivarci».
Dal punto di vista tecnico cosa cambierà?
«In attacco voglio vedere tanto movimento di palla perché ho giocatori che hanno bisogno di quello per rendere al massimo e perché ci fa diventare più squadra. Questo roster ha avuto molte edizioni, avere Ledo o Rivers non è la stessa cosa. Ledo è più da isolamento e uno contro uno, Rivers è più da movimento, da tagli, da gioco senza palla. In difesa le squadre che si devono salvare devono guerriere. Dovremo aggredire e non permettere agli avversari di arrivare al ferro facilmente».
Pensa di chiedere qualche rinforzo alla società?
«Avrò bisogno di un po’ di tempo per conoscere la squadra e capire se ci sarà bisogno di qualche intervento o meno. Il club vuole assolutamente salvarsi e farà il possibile».
Come preparerà in poco tempo la gara contro Cantù?
«Io preparo più le squadre che le partite. Mi voglio concentrare sulla creazione di un nostro sistema di gioco perché una squadra senza identità non sarà mai pronta».
Si è fatto un’idea di come mai la Grissin Bon si trova in questa situazione?
«Io posso provare a fare ipotesi da esterno. In estate sono stati scelti giocatori come Ledo e Griffin che si sono rivelati diversi da quel che si credeva. La squadra è stata cambiata e quando si cambiano tante cose in una situazione di difficoltà, con grande pressioni si può andare in affanno. Questa squadra mi pare non abbia certezze e io le devo dare».
Nei suoi 30 anni di carriera quali sono le cose di cui è più orgoglioso?
«La cosa di cui sono più orgoglioso è il fatto di aver lavorato a tutti i livelli, dalle giovanili alla Serie B fino all’Eurolega e quindi ho una visione globale. Io cerco di mettere i giocatori a proprio agio e spesso sono riuscito, con mia grande soddisfazione, a lanciare dei giovani».
A Reggio farà esplodere Candi?
«Lo spero, ma chiariamo che non mi aspetto sia lui il salvatore della patria, non mettiamogli troppa pressione. Dobbiamo uscirne di squadra. Il mio basket si basa su gioco di squadra e difendere forte».

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