Quelle tre imprese da urlo che ci fecero innamorare
Il più grande scalatore di tutti i tempi o il simbolo tragico di un ciclismo malato che andò a un passo dall’autodistruzione? Il popolo del ciclismo si divide ancora quando sono passati 15 anni dalla morte di Marco Pantani. Lo scalatore di Cesenatico, che da cinque anni, vale a dire da quando fu fermato per ematocrito alto alla vigilia della fine di un Giro 1999 che aveva già in tasca, era entrato in un tunnel senza uscita. Ucciso da un’overdose di cocaina. Ma cosa rimane del Pirata? Abbiamo scelto tre imprese. La prima non può non essere la tappa del Mortirolo e dell’Aprica al Giro d’Italia 1994. Il giorno prima il 24enne scalatore della Carrera, magro magro e con un filo di capelli, s’era fatto notare con un assolo nel finale di tappa sul Giovo piombando in solitaria a Merano. Poi quella domenica, era il 5 giugno, ribaltò la corsa rosa in cui re Indurain era già stato messo con le spalle al muro dalla meteora Berzin. Se ne andò sul Mortirolo alla sua maniera, arrivò in solitaria. Soprattutto: fece tornare in un lampo negli italiani la passione per il ciclismo. La costruita rivalità tra Bugno e Chiappucci fu spazzata via da uno scalatore romagnolo. Seconda impresa, da leggenda, Tour 1998, la tappa del Galibier. Piove sulla cima alpina, l’Italia è incollata alla tv, milioni di persone, c’è ancora la voce memorabile di De Zan. Tutti sanno che Pantani attaccherà. E quando il Pirata getta la bandana a tre chilometri dalla fine, quando l’altitudine divide i campioni dai grandi corridori, è solo l’inizio di una fuga da leggenda. Il tedescone Ullrich è al tappeto. È l’apice della carriera di Pantani. Popolarità, denaro, tutto. Terza impresa, l’inizio della fine. Sul web viene vista e rivista dal popolo del ciclismo l’impresa di Oropa al Giro 1999. Sotto la salita Pantani ha un inconveniente meccanico, si ferma quasi un minuto, riparte. Supera come birilli 49 corridori. La faccia dell’ultimo superato, Jalabert, è emblematica. Come Icaro s’avvicinò troppo al sole e le sue ali si sciolsero? Sì. Non ci sono sentenze a provarlo, non servono. Pantani fu punito da quel gruppo, da quel mondo, che come lui era finito nel baratro del doping liberalizzato. Cos’era altrimenti quell’assurda regola dell’ematocrito non superiore a 50, pena lo stop (non la squalifica), da parte dell’Uci se non un disperato tentativo di impedire che l’eritropoietina inserita in dosi massicce nel sangue uccidesse i corridori?
E allora cosa resta del Pirata? Nonostante tutto, le sue imprese. Perché, chiudendo gli occhi al suo passaggio, o ancora oggi davanti a un vecchio video, il ciclista, l’uomo grazie a quelle imprese sogna. Ecco perché sulle strade del Giro d’Italia, nonostante l’incedere del tempo, ad ogni curva in salita, la scritta sull’asfalto, lo striscione, la bandana del Pirata non mancano mai. È semplicemente la magia del ciclismo. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
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