Gazzetta di Reggio

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Calcio serie d 

La Regia deve battere il Pavia per dare senso al campionato

Roberto Tegoni

Mancano 11 gare al termine: il rischio è tirare in remi in barca troppo presto La squadra fatica a segnare, Antonioli affianca Bardeggia a Zamparo

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Ci risiamo. Fateci l’abitudine, perché da qui ai prossimi due mesi e mezzo il mantra sarà sempre il medesimo: vincere per tornare a dare un senso a questo finale di campionato. Deposte le armi per il gradino più alto del podio, l’unico valido per la promozione diretta in serie C, la Reggiana si ritrova di fronte ben undici partite da disputare. La prima, oggi con il Pavia, in casa. Con quale spirito scenderanno in campo i giocatori?

MOTIVAZIONI

Ieri Mauro Antonioli ha toccato un argomento interessante che potrebbe dare davvero una spinta in più in questo apparentemente fiacco finale di campionato, a rischio (scarsa) inerzia. «Io le motivazioni per fare bene ce le ho sempre, non è mia abitudine mollare – chiarisce il mister – e sono sicuro anche i giocatori. Sono motivazioni di squadra, ma anche individuali. E poi in una piazza come Reggio, non puoi permetterti di non avere stimoli, per rispetto della società e dei tifosi che ti seguono». Antonioli estrae dal cilindro gli stimoli individuali. Giustissimo, anche per giocarsi una riconferma il prossimo anno.

INZAGHINO

E così domani in campo rivedremo dall’inizio Giordano Bardeggia, mister quattro gol in 418 minuti giocati, vale a dire un gol ogni 105 minuti; l’inzaghino granata ha timbrato anche domenica scorsa a Lentigione e Antonioli, anche per colpa degli attaccanti con le polveri bagnate, lo premia con la maglia da titolare: «Merita di giocare dall’inizio, ha numeri importanti e ha fatto tanti gol rispetto ai minuti giocati – spiega il trainer – Abbiamo problemi di finalizzazione, quindi è giusto dare fiducia a lui».

CERTEZZE

Bardeggia è una novità. Così come Dammacco che agirà dietro le punte («Deve dare un segnale, calarsi nella categoria: abbiamo bisogno delle sue qualità» lo pungola Antonioli).

Il mister invita la squadra a non dimenticarsi di salvare il terzo posto e puntare al secondo nonostante il divario con il Modena. E per fare questo, Antonioli si affiderà ancora al 4-3-1-2: «Ora vengo criticato per questo modulo, ma non mi si può accusare di non averle provate tutte, in questo campionato. Anzi, all’inizio venivo criticato perché cambiavo troppo – si sfoga il mister –. Ci affidiamo alle nostre certezze, non è il momento di fare esperimenti. Purtroppo abbiamo meno punti di quanti ne meritiamo, ma veniamo giudicati per quello che abbiamo fatto ed è normale che la gente non si accontenti».

SILENZIO E FISCHI

Due settimane fa, con il Fiorenzuola, terminò 0-0 tra i fischi. Oggi che l’obiettivo primo posto è sfumato, il malumore in città è tangibile. È vero, la Reggiana ha fatto di tutto per richiamare allo stadio più pubblico possibile, ma anche a causa dello sciopero del tifo organizzato per i primi trenta minuti di gara contro i Daspo arrivati nell’ultimo periodo, la cornice del “Città del Tricolore” sarà silenziosa e, aggiungiamo noi, deprimente. «Il malumore è normale quando ci sono tante aspettative – conclude Antonioli –. Credo tuttavia che sia importante avere una società solida alle spalle per tutta la Reggio calcistica. Lo sciopero del tifo? Capiamo i motivi della protesta, ma la tifoseria organizzata ci è sempre stata vicina. Chi paga un biglietto è libero di esprimere il disappunto». —





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