«Sono arrivato fin qui per giocarmela tutta»
Oggi (ore 11) lo slalom di Åre, Razzoli promette battaglia «La strada è stata faticosa ma ci ho sempre creduto»
Due manche per coronare un sogno; una medaglia per sfatare il tabù dei Mondiali e chiudere il cerchio di una carriera che ha vissuto il suo apice con l’oro olimpico del 2010 e che potrebbe regalare ancora un’ultima, grande soddisfazione. Lo sa bene lo sciatore di Villa Minozzo Giuliano Razzoli che, con i suoi 34 anni, è uno dei più vecchi del Circo bianco e difficilmente potrà essere ancora protagonista ai Mondiali di Cortina d’Ampezzo del 2021.
E oggi ad Åre (prima manche alle ore 11, seconda alle 14.30), nel suo sesto Mondiale consecutivo, il Razzo andrà alla caccia di quell’impresa che manca nel suo palmares, ovvero la conquista di una medaglia iridata. Un appuntamento, i Mondiali di sci, in cui l’olimpionico di Vancouver non ha mai brillato, uscendo tre volte nella prima manche, una volta nella seconda e arrivando al traguardo una sola volta, a Saint Moritz nel 2017, quando chiuse 22esimo.
Dopo due stagioni da dimenticare, quest’anno il Razzo è tornato a sciare su buoni livelli, centrando anche alcuni risultati importanti, come il quinto posto di Madonna di Campiglio, miglior piazzamento stagionale degli slalomisti azzurri.
«La strada per arrivare a questi Mondiali è stata lunga e piuttosto complicata – ha rimarcato ieri Razzoli, alla vigilia dello slalom iridato – in particolar modo l’anno scorso e all’inizio di questa stagione. Però ci ho sempre creduto. Sono ripartito già lo scorso anno con le gare di Coppa Europa, poi ho proseguito quest’anno. La forma fisica e la perfomance tecnica sono cominciate a salire e sono arrivati i risultati più importanti, fino ad arrivare a Madonna di Campiglio, quando ho capito che la strada intrapresa era quella giusta».
«Sapevo di non stare bene, da anni – ha aggiunto – ma mi sono detto che finché non avrei potuto allenarmi bene ed essere al cento per cento della forma, non potevo neppure valutare se fosse arrivato per me il momento di smettere. Partendo molto indietro, con pettorali alti, ho dovuto anche fare un po’ di conti: qualche volta ho cercato di fare la gara al massimo, come ad Adelboden e Schladming, e sono uscito. Altre volte ho portato a casa il risultato che mi serviva per migliorare nell’ordine di partenza».
«Qui in Svezia, invece, bisogna giocarsela a tutta, su questa pista abbastanza facile, dove non ci sarà grande selezione». —
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